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15/12/19

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L'anno che verrà

2012, L'anno che verrà
La necessità di sostituire un governo di tecnici a quello politico, ha dimostrato, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto la nostra classe politica sia inefficiente e inadeguata al suo compito.
Portati sull’orlo del baratro oggi apriamo gli occhi e ci rendiamo conto di quanto siamo stati superficiali ad avallare con la nostra sopportazione silenziosa decenni di malapolitica.
Noi velisti possiamo toccare con mano, come avviene in molti altri settori, i danni che l’arroganza e l’egoismo di chi ci ha governato, ha prodotto. Negli ultimi tre anni, un Professor Tremonti che si atteggiava a salvatore della patria, ha indicato i porti turistici come vera alcova degli evasori fiscali italiani, le istituzioni e i giornali che hanno cavalcato questa sua idea, hanno sfornato in continuazione dati a supporto di tali teorie che non solo sono falsi, ma lo sono in modo calcolato.
Il risultato è stato che il settore nautico, quinto settore industriale del paese, è oggi agonizzante, mentre il risultato della caccia alle streghe iniziata dal Professore, sono del tutto risibili in termini di recupero di somme evase.
Quest’anno abbiamo imparato, una volta di più, che gli annunci, sono la prova dell’inefficienza dei governi.
Tremonti ha ripetuto sino allo sfinimento che chi possiede una barca è necessariamente un evasore, ma mai si è degnato di capire se quello che stava dicendo fosse vero o no. Questo signore che si è esercitato in una politica fatta di tagli alla spesa ciechi e non strutturali, volti solo a non scontentare nessuno dei suoi colleghi, ha avuto l’effetto di affossare quel piccolo cenno di ripresa che si cominciava a vedere. La sua politica di falsa caccia all’evasore, ha creato tanti e tali danni nel settore della nautica che ci vorranno decenni per ripararli, se mai qualcuno ci riuscirà.
In eredità ci ha lasciato l’idea, ormai diffusa che chi va per mare è un nemico della patria, qualcuno che ruba alla comunità per godersi la propria barca e non importa se questa è un superyacht da 20 milioni di euro o una piccola barca a vela da 30.000 euro. Tale eredità ha costretto il nuovo governo a stabilire una tassa sulla nautica che anche se non possiamo giudicare iniqua, poteva sicuramente essere fatta meglio e risparmiare ulteriori danni a un settore che è fatto di gente che lavora e che con le barche porta il pane a casa.
Vittime di questa baraonda politica, alla fine, sono stati gli operai, i mastri d’ascia, i micro imprenditori che hanno perso quello che avevano e con loro una tradizione nautica che ci era invidiata da molti.
Fortunatamente la passione per la vela e per la vita di noi italiani è tanta e tale che resisterà anche a questo disastro.
Lentamente gli italiani si riprenderanno e torneranno a popolare i porti e i nostri mari. Ritornerà la voglia di parlare di barche e di usare queste per navigare verso le isole stupende che fronteggiano le nostre coste.
Nel frattempo i cantieri adatteranno la loro produzione alle nuove situazioni, come stanno già facendo, proponendo barche di lunghezza più contenuta, ma con spazi decisamente più grandi.
Alla fine il ricordo del buon Tremonti svanirà nella memoria e, forse si tornerà a guardare a chi va in barca, come a colui che si compra un camper o una seconda casa in montagna, un qualcun che sicuramente è benestante, ma non per questo è un evasore e un nemico del paese.
Il nostro augurio è che tutto ciò possa già avvenire in questo 2012 che sta iniziando.
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