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Il Giglio protesta
News/01/Concordia_310112.jpg Naufragio Concordia: il Giglio protesta
Naufragio Concordia
Il Giglio protesta

Preoccupati della gestione del recupero della nave, 200 abitanti del Giglio, su una popolazione di 1.465 persone, hanno costituito un comitato con sede nell’hotel Bahamas

Isola del Giglio - I gigliesi si dicono preoccupati per i tempi di recupero della nave e per le conseguenze che questa avrà sul turismo dell’isola durante la stagione estiva.
Il neocomitato smentisce che la presenza della nave provocherà l’incremento del turismo sull’isola e a sostegno di ciò, riporta la notizia delle prime disdette arrivate agli alberghi dell’isola.
Nella riunione all’hotel Bahamas, i gigliesi hanno chiesto che il commissario Gabrielli li convochi per metterli al corrente di quanto, la macchina dei soccorsi, stia facendo per mettere in salvaguardia l’ambiente e rimuovere al più presto la nave.

Piano per il recupero dei relitti liberi
Ieri la Costa Crociera ha presentato il suo piano per il recupero dei relitti caduti in mare dalla nave. Un pontone galleggiante è già partito da Livorno con destinazione Giglio, per raccogliere a bordo tutto ciò che sarà ritrovato in mare. Il pontone, riporterà quanto ritrovato in un magazzino di stoccaggio sito vicino al porto di Talamone. Il problema dei relitti del Concordia, seppur meno pericoloso di quello del carburante contenuto nella nave, rappresenta comunque un pericolo per l’ambiente. La Concordia ha oltre 2.000 cabine e in ognuna di queste ci sono materassi, biancheria, suppellettili e molto altro materiale che può disperdersi in mare inquinando sia i fondali, sia la superficie. Inoltre, c’è il problema dei liquidi chimici quali saponi, oli, solventi, contenuti in grande quantità nella nave. L’opera di recupero dovrà essere svolta sia in superficie che in profondità. Questa è complicata dal fatto che non potranno essere usate le draghe di profondità per non compromettere la vegetazione del fondo. Tutte le spese per il recupero, saranno a carico della Costa Crociera.

La rimozione del relitto
I periti convocati per analizzare il problema del recupero e lo spostamento della nave, hanno dichiarato che si dovrà agire in tre diversi momenti, il primo per creare una forma della parte della carena danneggiata emersa, forma che verrà saldata alla carena stessa, per poi affrontare il più difficile compito di chiudere la parte della falla che si trova sotto la superficie. In ultimo, bisognerà pompare fuori dalla nave l’acqua, per far si che lo scafo riemerga e possa, quindi, essere rimorchiato altrove. I tempi dell’operazione dipenderanno, in buona parte, dalle condizioni meteo che le squadre di recupero dovranno affrontare nei prossimi mesi.
31/gen/2012

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