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Comar entra in Nautica Italiana e spiega il perché a SolovelaNet
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Comar entra in Nautica Italiana e spiega il perché a SolovelaNet

Entrando in Nautica Italiana Comar ha spaccato la vela italiana: perché?

A settembre è nata Nautica Italiana un’associazione di industriali della nautica composta prevalentemente da aziende fuoriuscite da UCINA, l’associazione degli industriali della nautica che fa parte di confindustria.

La maggior parte di queste sono cantieri o produttori di accessori che operano nel mondo dei superyacht, ma qualche giorno prima dell’inizio del Salone di Genova è giunta la notizia che ad aderire a Nautica Italiana siano arrivati la Comar e la Vismara. L’adesione delle due aziende ha suscitato molta sorpresa perché un comparto della vela che si sentiva unito all’interno di UCINA, si scopre, invece, diviso.

L’adesione della due aziende a Nautica Italia cambia anche il profilo di questa che non è più un’associazione di aziende impegnate nel settore motore con un prevalenza nel comparto dei superyachs, ma diventa una associazione che copre i due settori principali del mercato nautico, barche a motore e ora anche barche a vela, aprendo nuove prospettive e creando nuovi problemi a UCINA.

SolovelaNet per capire il perché un’azienda come Comar abbia aderito a Nautica Italiana, è andata a parlare con Massimo Guardigli, il padron del cantiere.

SVN – La Comar, sorprendendo un po’ tutti, ha aderito alla nuova associazione degli industriali della nautica, Nautica Italiana. In molti si sono chiesti il motivo che ha spinto un cantiere primario del settore vela ad aderire a un’associazione che principalmente si occupa di superyacht.

M.G. – La nostra adesione a Nautica Italiana non va intesa come una scelta tra questa e UCINA, perché Comar è uscita da UCINA già 4 anni fa. A spingerci verso questa nuova realtà associativa è stata la sensazione che i soci di questa abbiano una corretta visione per agire concretamente sul rilancio della cantieristica nautica italiana.

SVN – Ci spieghi meglio.

M.G. – Uno dei soci più importanti di Nautica Italiana è il gruppo Azimut. Nei miei numerosi viaggi di lavoro nel mondo trovo ovunque delle barche Azimut con dei loro service. Dalla Cina al Brasile, Azimut è presente in modo organizzato, segno evidente che sono efficienti e molto dinamici. Credo che società di questo tipo non abbiano bisogno di appartenere a un’associazione se non per proporre qualcosa di veramente utile e al passo con i tempi per il settore.

SVN – E questo in UCINA non l’ha trovato.

M.G. – Comar ha lasciato UCINA quando 4 anni fa facevo parte della commissione vela. Facevamo molte riunioni a Genova, nelle quali molto spesso non si arrivava a decisioni operative. Più volte ho proposto di incontrarci alle 9 della mattina e andare avanti per tutta la giornata pur di arrivare a decidere qualche cosa di concreto, ma ciò non è mai avvenuto. Quindi, scoraggiato, ho ritenuto che la nostra presenza in UCINA, tutto sommato fosse inutile e ho optato per l'uscita dall'associazione.

SVN – In Nautica Italiana le cose sono diverse.

M.G. – E’ un po’ presto per dirlo, l’associazione è nuova, è stata fondata solo qualche settimana fa e i programmi non sono ancora definiti, ma la sensazione è che l’organismo sia molto più agile e concreto dell’UCINA che conoscevo, con obiettivi piú ampi e su mercati internazionali.

SVN – Non crede che l’elezione di Carla Demaria direttore generale del gruppo Beneteau e socio della Montecarlo Yachts alla carica di presidente dell’UCINA, possa cambiare le cose.


M.G. – Sicuramente l’arrivo di Carla Demaria darà una spinta all’attività di UCINA, ma comunque credo che alla fine Demaria si dovrà scontrare con un apparato che ancora non avverte la necessità urgente di cambiare.

SVN – L’UCINA però l’avrà contattata per capire se c’era la possibilità di riaverla come socio.

M.G. – Sì, certamente, mi hanno contattato, ma non lo hanno fatto quando siamo usciti. Quando abbiamo cancellato la nostra iscrizione nessuno ha avvertito il bisogno di capire perché eravamo usciti, farlo ora, mi sembra tardi.

SVN – Tuttavia Nautica Italiana per quanto si è capito sino ad ora, s’interesserà soprattutto di superyacht.


M.G. – Credo che questa sia un’idea nata dal fatto che tra le prime aziende che hanno aderito ci sono molti cantieri che si occupano di questo tipo di barche, ma nella realtà ritengo che l’associazione s’interesserà del comparto nel suo insieme: in un tempo molto breve si sono già iscritte molte aziende che non operano nel segmento dei superyacht.

SVN – In definitiva la sua partecipazione a Nautica Italiana deriva dal suo non credere in UCINA.

M.G. – No, questo non è vero, ritengo che UCINA abbia il suo ruolo e continuerà a svolgerlo. Noi siamo stati per quattro anni fuori da ogni associazione senza risentirne e se non si fosse presentata questa occasione, non avremmo sentito il bisogno di far parte di alcuna associazione. La nostra scelta di entrare in Nautica Italiana deriva dal fatto che, come ho già detto, intravediamo la volontà di creare occasioni nuove e proficue per i soci, e la possibilità di avere dei vantaggi reali. Nautica Italiana è parte di Altagamma, l’associazione di produttori di bene di lusso presieduta da Andrea Illy che sino ad ora si è mossa molto bene e ha dimostrato di essere in grado di dare una visibilità di qualità ai suoi soci. Credo che per il nostro comparto sia importante un posizionamento del segmento in campo internazionale, in termini di qualità, design e innovazione e Altagamma lo fa da tempo. Gli operatori della nautica penso che possano trarre benefici dall'esperienza e dal know-how di imprenditori di altri settori, e sono certo che presto Nautica Italiana comprenderà come integrarsi nei programmi di Altagamma per penetrare altri mercati e valutare nuove opportunità di business.

09/ott/2015

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