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La Cartour si difende

Tragedia di Messina

La Cartour si difende

La compagnia armatrice della Susan Brochard attribuisce a una terza nave presente nei paraggi le cause della collisione che ha visto protagonista anche un aliscafo delle Ferrovie

Messina - Mentre il numero dei feriti sale a 105, ci sono nuovi risvolti sulle indagini dell’incidente accaduto nello stretto di Messina tra l’aliscafo delle Ferrovie e il cargo “Susan Brochard”. C’era difatti una terza nave nelle acque al momento della collisione. A dichiararlo è stato il comandante della Capitaneria di Porto di Messina Antonio Samiani che ha inoltre precisato: “Solo l’analisi combinata delle rotte potrà stabilire un’eventuale responsabilità sullo scontro, da parte del traghetto “Zancle” della Cartour”. Oggi a Messina ci sarà un incontro per stabilire le competenze giuridiche tra le varie procure, che per le indagini si potranno servire anche di foto satellitari fornite dal VTS, il sistema di controllo dello Stretto.
Alessandro Franza, amministratore delegato della Cartour ha voluto scagionare la nave della compagnia dalle responsabilità sull’incidente: “Dalle immagini del nostro sistema radar Ais, emerge che l’aliscafo “Segesta Jet” al momento dell’impatto viaggiava a una velocità di 22 nodi, mentre la “Susan Brochard” era quasi ferma dopo aver ridotto drasticamente la sua velocità di crociera di 18 nodi”. Il file con tutte le informazioni è stato già consegnato alla Capitaneria di Porto. “Dai nostri dati – ha continuato Franza – emerge come l’aliscafo delle Ferrovie non abbia assolutamente modificato rotta e velocità per poter sfilare in tutta sicurezza in poppa alla nostra imbarcazione”.
Sul luogo dell’incidente si è recato ieri il Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi, che oggi riferirà in Parlamento quanto appreso sulla tragedia. “Se il punto di impatto tra le due imbarcazioni fosse stato qualche metro più a poppa – ha dichiarato il Ministro – ci saremmo trovati davanti ad un’ecatombe. Bisogna ripensare alla politica dei trasporti nello Stretto”.

17/gen/2007

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