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Mediterraneo vittima delle attività umane

Ambiente

Mediterraneo vittima delle attività umane

Secondo una ricerca pubblicata dalla rivista Science, le aree di mare più colpite sono l'alto e il medio Adriatico e il canale di Sicilia

Roma - Oltre il quaranta per cento di oceani e mari del pianeta sono pesantemente colpiti dalle attività umane; tra questi, i più a rischio sono il Mediterraneo e in particolare l'alto e medio Adriatico e il Canale di Sicilia.
L'ultima ricerca, in ordine cronologico, che attesta lo stato di pericolo in cui vivono le nostre acque, viene dalla rivista specializzata “Science” che, sul numero di questo mese, ha pubblicato il rapporto di un team di ricercatori americano (una collaborazione tra diverse università), giunto a tali considerazioni dopo aver analizzato congiuntamente le mappe di diciassette fattori d'impatto mare e fondale, come l'inquinamento, la pesca e il mutamento climatico.
Sul tema si è pronunciata anche Greenpeace. Per l'associazione ambientalista ha parlato il responsabile mare, Alessandro Giannì, che ha denunciato le lacune della legislazione europea a tutela del Mare Nostrum, da considerare un patrimonio di biodiversità: pur rappresentando l'uno per cento delle acque del globo, il Mediterraneo ospita, infatti, il dieci per cento delle specie marine conosciute.
18/feb/2008

GC42LC

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