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Giunture scadenti e un incendio: nuove ombre sul mistero

Affondamento del Titanic

Giunture scadenti e un incendio: nuove ombre sul mistero

Secondo due ingegneri, i rivetti che univano le parti dello scafo erano in acciaio solo nella sezione centrale, mentre a prua e poppa ne furono usati altri in ferro, neanche della migliore qualità

Londra - Rivetti di bassa qualità o un incendio a bordo? Difficile spiegare perchè il 14 aprile 1912, ottantasei anni fa, il “Titanic”, la nave da crociera più lussuosa (a suo tempo) della storia affondò, poche ore dopo aver colpito un iceberg in pieno Atlantico. Una tragedia da 1.500 morti, che libri e pellicole hanno raccontato in ogni modo, ma le cui cause e responsabilità non sono ancora state chiarite del tutto. A tal riguardo, negli ultimi giorni sono venute alla luce due teorie che, non contrastandosi, provano a spiegare uno dei più grandi misteri della marineria in epoca contemporanea.
Timothy Foecke e Jennifer McCarthy, nel libro “What really sank the Titanic”, imputano all'utilizzo di materiali di scarsa qualità l'affondamento del transatlantico. La tesi dei due ingegneri si basa su alcune ricerche condotte sul relitto del transatlantico, ritrovato nel 1985, e presso l'azienda che lo costruì, l'irlandese Harland Wolff. Secondo Foecke e McCarthy, i rivetti che univano le parti dello scafo erano in acciaio solo nella sezione centrale, mentre a prua e poppa ne furono usati altri in ferro, neanche della migliore qualità. Una scelta di risparmio determinante, in quanto dopo aver analizzato le sei falle causate dall'iceberg sullo scafo, per i due ricercatori appare chiaro come esse terminino proprio all'incontro con le giunture in acciaio. Un altro capo d'imputazione mosso al cantiere riguarda l'utilizzo di manodopera esterna, quindi meno esperta, poichè l'azienda era a corto di personale, impegnato nella costruzione di altre due navi da crociera.
Su un diverso aspetto si concentra invece la teoria di Ray Boston, che ritiene lo scoppio di un incendio a bordo, il motivo per cui il “Titanic” navigò più velocemente di quanto preventivato, non riuscendo così a evitare lo scontro con l'iceberg. Questa opinione, sembra trovare conforto in una testimonianza rilasciata da Bruce Ismay, amministratore delegato della White Star Line (la compagnia del transatlantico), che avrebbe dichiarato a una commissione inquirente di aver ricevuto l'ordine dall'armatore Pierpon Morgan di azionare i motori al massimo dei giri. Secondo Boston, l'incendio scoppiò in un deposito di carbone (evento raccontato da un fuochista sopravvissuto, J. Dilley), addirittura dieci giorni prima del giorno della partenza, durante una prova in mare a largo di Belfast. Per questo motivo, l'armatore Morgan avrebbe deciso all'ultimo di non salire a bordo. Annullare la partenza della nave “inaffondabile” era però troppo tardi: the show must go on.
16/apr/2008

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