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Marò arrestati
News/02/MassimilianoLatorre.jpg Massimiliano Latorre
Pirati
Marò arrestati

Tra l'Italia e l'India la situazione si complica. L’incidente diplomatico innescato dall’uccisione di due pescatori indiani, rischia di incrinare i rapporti tra i due paesi

Kochi - Ieri, Massimiliano Latorre (nella foto) e Salvatore Girone, i due Marò di scorta alla petroliera italiana Enrica Lexie, accusati dalle autorità indiane di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati, sono stati arrestati dalla polizia di Kochi. Qui, nel luogo dell'arresto, si trova la Enrica Lexie, in aperta violazione delle leggi internazionali, innescando così un grave incidente diplomatico.
Latorre e Girone, in quanto militari in missione, sono considerati organi dello stato italiano e godono dell’immuità sulla giurisdizione locale, inoltre, essendo il fatto accaduto in acque internazionali, la territorialità è esclusiva del paese la cui bandiera sventola sulla nave, ovvero l’Italia.

La situazione
L’India, è una federazione di stati. Ci sono i governi nazionali e il governo federale che si trova a Nuova Dheli. Ogni stato, in alcune materie, e i reati penali sono tra questi, sono indipendenti. L’uccisione per errore dei due pescatori ha fatto molta impressione nella popolazione dello stato di Kelara, davanti alle coste del quale si è verificato il fatto. I giornali indiani, sostenendo la tesi dell’uccisione volontaria dei due pescatori da parte dei Marò, chiedono che questi siano processati dal tribunale di Kelara. Il governo centrale, è più cauto, ma non può far nulla a riguardo se non cercare di persuadere, in via non ufficiale, il governo di Kelara a cambiare atteggiamento.
Sul caso stanno lavorando sia gli uomini dell’ambasciata Italiana in India, sia una delegazione di funzionari giunti direttamente dal nostro paese.
In Kelara, è in vigore la pena capitale per i reati di omicidio.
Nel caso dei due Marò questa è fuori discussione, e comunque i due uomini non dovrebbero finire in carcere anche in caso di arresto, ma tenuti in un luogo alternativo.

Le due versioni
Il 15 febbraio scorso verso le ore 16,30 ora locale, la Enrica Lexie, una petroliera di proprietà della compagnia D’Amato, naviga a circa 30 miglia dalle coste dello stato di Kelara nel sud ovest dell’india. Un peschereccio è in rotta di avvicinamento con la Enrica Lexie, sulla petroliera ci sono un commando di Marò per proteggere la nave da atti di pirateria che in quella zona non sono rari (l’ultimo si è verificato domenica mattina).
Il peschereccio non sembra voler cambiare rotta e quindi scatta l’allarme. La versione Italiana sostiene che i Marò si siano attenuti al protocollo stabilito dall’Onu previsto in questi casi. Il commando italiano ha sparato dei segnali luminosi in aria davanti al peschereccio, quando questo non si è allontanato e si trovava ancora a 500 metri di distanza dalla nave, i Marò hanno sparato dei colpi davanti alla prua, una seconda scarica, quando stavano a 300 metri e una terza quando ormai il peschereccio si trovava a 100 metri.
Se a questo punto il peschereccio non avesse cambiato rotta, i Marò avrebbero sparato direttamente all’imbarcazione. I Marò dichiarano anche che sul peschereccio erano ben visibili 5 uomini armati e che quello mostrato dalla televisione indiana, non era il peschereccio che li ha attaccati. La stessa verisone è sostenuta dal comandante dell' Enrica Lexie. Si consideri inoltre che i Marò a bordo dell' Enrica, sono tutte persone di grande esperienza, che si sono già trovate in queste situazioni e hano compiuto diverse missioni in zone di guerra. E' da escludere quindi che possano aver sparato per paura.
Gli indiani, asseriscono, che i Marò avrebbe sparato direttamente sul peschereccio mentre molti degli uomini dell’equipaggio, comandante incluso, dormivano, e con i loro colpi avrebbero ucciso i due pescatori. Un canale televisivo indiano ha anche mostrato lo scafo di un peschereccio crivellato di colpi (16 fori di proiettile).
Una svolta nel chiarimento della dinamica dei fatti, potrebbero darle delle fotografie del peschereccio, dove si vedono sulla prua di questo, degli uomini armati. Se queste fotografie esistono e, se come dice l’equipaggio dell'Enrica, dimostrano che il peschereccio che li ha attaccati non è quello indicato dalle autorità indiane, la vicenda potrebbe prendere tutta altra piega.

Le posizioni ufficiali
Il ministero degli esteri crede alla versione dei Marò e reclama la giurisdizione sul fatto, trovandosi la nave in acque internazionali. La Farnesina ha inviato in india, sin dalle prime ore successive all’evento, una delegazione di funzionari per trattare con il governo di Nuova Dehli, ma al momento il ministero degli esteri non esprime alcuna nota di ottimismo.
Su questo caso, l’Italia, si gioca la sua credibilità internazionale, se alzerà le mani e lascerà i Marò in mano agli indiani, la sua credibilità ne risentirà notevolmente. Il governo è ben conscio tanto che al caso stanno lavorando tre ministri (esteri, difesa, giustizia), che riferiscono costantemente al primo ministro Prof. Monti. Il governo di nuova Dheli, sostiene la versione della polizia di Kochi, ma non chiude le porte a una soluzione diplomatica che non metta in imbarazzo nessuno. Le trattative continuano.

20/feb/2012

Sailitalia

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