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Solitario in difficoltà rifiuta il salvataggio
News/03/38_piedi_naufraga_a_Dover.jpg Il 38 piedi naufragato a Dover
Naufragi
Solitario in difficoltà rifiuta il salvataggio

Un 38 piedi di ferro è in difficoltà nel mare in burrasca, l’uomo a bordo chiede soccorso, ma poi si rifiuta di essere salvato

Dover (UK) – Venerdì 15 marzo è andato in scena uno dei salvataggi più controversi dell’anno.
Davanti alle coste di Dover, nel Canale della Manica, il mare è in burrasca, le onde alte frangono contro le rocce a picco. La Guardia Costiera inglese riceve una comunicazione radio molto disturbata da una barca a vela in ferro di 38 piedi. Si capisce che a bordo c’è un solo uomo e che questi è in difficoltà, ma non si comprende se c’è un pericolo immediato o no e se l’uomo chiede soccorso. L’ufficiale di guardia non vuole rischiare, il mare è veramente molto brutto e lancia l’allarme trasmettendo una richiesta d’intervento alla vicina stazione della RNLI, l’associazione volontaria per il soccorso che in Gran Bretagna e Irlanda porta a compimento la maggior parte dei salvataggi in mare.

La stazione della RNLI mette in mare la motovedetta ognitempo Eastbourne. Gli uomini dell’unità affrontano un mare che si fa sempre più violento e dopo circa un’ora raggiungono la barca. A bordo c’è un uomo di circa 60 anni, è solo.

La barca sta scarrocciando pericolosamente verso costa, gli uomini della RNLI comunicano al navigatore solitario che manovreranno per accostarsi alla barca e prenderlo a bordo, ma l’uomo si rifiuta, non vuole nessun aiuto.

Gli uomini del soccorso insistono e si impegnano in una lunga trattativa, ma non c’è nulla da fare, l’uomo non ne vuole sapere di lasciare la barca e salire sulla motovedetta e alla fine la Eastbourne, dopo essere rimasta un paio di ore vicino all’imbarcazione in difficoltà, decide di rientrare.

Ma proprio mentre l’Eastbourne sta rientrando verso la base, la stazione della Guardia Costiera riceve un mayday dalla barca, nessuna spiegazione, nessun punto nave, solo “mayday – mayday – mayday”.

L’ Eastbourne riprende la rotta verso le scogliere e nel frattempo la Guardia Costiera vista la situazione meteo veramente drammatica, decide di mandare anche un elicottero e una squadra terrestre. L’uomo a bordo della barca lancia dei segnali fumogeni i quali permettono all’elicottero di individuarlo velocemente.

La barca ora è finita su uno stretto pezzo di spiaggia vicino a degli scogli e ha perso l’albero.

Gli uomini della Eastbourne, sopraggiunti, cercano di avvicinarsi alla barca per salire a bordo, ma non c’è nulla da fare, le onde sono troppo alte e una violenta pioggia limita la visibilità. Interviene la squadra di terra, ma anche questa non riesce ad avvicinarsi alla barca che continua a sbattere contro gli scogli. La situazione sarà risolta dall’alta marea.

L’acqua, salendo, prende la barca e la porta più all’interno della spiaggia, dove la squadra di terra della Guardia Costiera riesce a salire a bordo. Gli uomini, quando entrano in cabina, sentono un fortissimo odore di gas e trovano l’uomo sdraiato nella sua cuccetta semicosciente. I soccorritori riescono a tirarlo fuori e portarlo velocemente in ospedale.

La macchina dei soccorsi ha vinto un'altra battaglia, ma gli interrogativi su questa caso sono molti. Perché l’uomo non voleva essere salvato nella prima fase del soccorso? Perché nella barca c’era un'alta concentrazione di gas dalla bombola della cucina? Perché un solitario, quindi un navigatore esperto, quando ha lanciato il mayday non ha dato le indicazioni necessarie ai soccorritori per raggiungerlo velocemente?

E’ come se quell’uomo non volesse sopravvivere alla sua disavventura e non avesse avuto il coraggio di portare fino in fondo il suo piano suicida.
19/mar/2013

GC42LC

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