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Verso un redditometro più morbido
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Fisco
Verso un redditometro più morbido

In conseguenza alle ultime sentenze, che dichiaravano illegittimi alcuni aspetti del redditometro, questo è stato rivisto in una versione più morbida

Roma – Nulla di definitivo sino a quando non si potrà leggere la circolare applicativa del redditometro che dovrebbe essere emessa entro questa settimana ma, appare probabile che lo strumento per l’accertamento sintetico, messo in campo dal fisco, sarà rivisto in una versione più “morbida”.

Le ultime sentenze della Commissione Tributaria di Reggio Emilia e del tribunale di Napoli, hanno smantellato l’impianto del nuovo redditometro voluto dall'ex Ministro Tremonti e approvato dall’ex Premier Monti.

In particolare quello che è stato contestato allo strumento di accertamento sintetico è la violazione della privacy del cittadino e l’accertamento induttivo sulla base dei dati statistici.

La violazione della privacy, ha sancito il tribunale di Napoli, avviene perché l’Agenzia delle Entrate raccoglie dati sul cittadino che sono di natura privata e che tali dovrebbero rimanere. Per quanto riguarda, invece, i dati statistici, è stato stabilito e, probabilmente non sarebbe dovuta servire una sentenza di tribunale per farlo, che i dati statistici pubblicati dall’Istat riguardanti le spese degli italiani, in quanto medie ponderate delle spese di milioni di soggetti, non possono costituire un modello rigido per un singolo contribuente. Coloro che aderiscono perfettamente al quadro dipinto dall’Istat sono pochissimi, da qui è impensabile arrivare alla conclusione che un cittadino è un evasore perché il suo profilo di spesa non corrisponde a quello tracciato dall’Istat.

Preso atto delle sentenze e delle molte critiche che il nuovo strumento ha sollevato, nella circolare applicativa, che è attesa in settimana, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Entrate, stanno apportando delle modifiche.

Queste, dalle anticipazioni che circolano in queste ore, saranno le seguenti:
a)L’accertamento induttivo del tenore di vita del contribuente e, di conseguenza, del suo reddito, potrà avvalersi dei dati Istat solo per alcune spese certe, come il condominio o le spese per l’autovettura, ma questi non potranno essere utilizzati per altre spese quali, il ristorante o l’albergo o le spese per l’alimentazione.
b)Non saranno più richiesti scontrini e fatture per provare quanto si è speso. L’Agenzia, nel momento in cui sospetterà che le spese dichiarate non siano quelle effettive, dovrà chiamare il contribuente che potrà spiegare le discrepanze in un confronto con un funzionario.
c)L’Agenzia non potrà più rilevare dati che fanno parte della privacy del cittadino, cosa questo significhi non è ancora stato chiarito, ma si suppone che si interverrà sullo spesometro e sul sistema di rilevamento dei dati per restituire al cittadino il suo diritto alla privacy.
d)Le percentuali di scostamento tra le spese dichiarate e quelle supposte attraverso lo strumento del redditometro, saranno alzate. Al momento, al netto dei 12.000 euro annui di scostamento, applicati a tutti i contribuenti indipendentemente dall’entità delle spese dichiarate, la distanza tra queste e quelle dedotte dall’Agenzia non deve essere superiore al 20 %.
e)In ultimo, gli uffici dell’Agenzia delle Entrate saranno invitati a gestire il contenzioso in tre fasi. Da prima ci sarà un colloquio tra un funzionario dell’Agenzia e il contribuente sospettato di non essere congruo che potrà rispondere alle contestazioni senza il bisogno di addurre prove. Se il sospetto persiste, si passa alla seconda fase nella quale l’Agenzia propone al contribuente di aderire all’accertamento induttivo. Nell’ultima fase al contribuente al quale è stata contestata un’evasione inferiore ai 20.000 euro, dovrà essere proposta una mediazione.

Quelle sopra riportate sono informazioni derivanti da anticipazioni che, se dovessero essere ufficializzate nella circolare applicativa, porterebbero a fare un altro passo avanti nello stretto sentiero che potrebbe portare a un ritorno alla crescita.

Ridare agli italiani, almeno in parte, la libertà di spendere i propri soldi senza per questo dover temere di finire sotto la lente del fisco, contribuirebbe a ristabilire uno dei fondamenti dell’economia, la circolazione del denaro. Senza circolazione del denaro, che si esprime in buona parte nell’acquisto di beni di consumo, non c’è crescita.

Questo è quanto di più deleterio si possa fare in un momento in cui, invece, si dovrebbero spingere i consumi per far ripartire le aziende e aumentare i posti di lavoro.

La politica del “tutti evasori” ha distrutto un comparto come la nautica e affossato altri settori con danni gravissimi per l’economia del paese.


27/mag/2013

Sailitalia

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