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Centinaia le barche abbandonate ogni anno lungo le coste italiane
Barche abbandonate
Centinaia le barche abbandonate ogni anno lungo le coste italiane

Le barche abbandonate nei porti o nei fiumi italiani cominciano a rappresentare un problema

Roma – Giulio G. da noi contattato dopo diverse ricerche, non nasconde il suo stupore:“ Ho una barca?”, ci risponde con una domanda quando per telefono gli chiediamo perché la sua barca è abbandonata da oltre dieci anni in uno dei tanti cantieri lungo il Tevere. “Ah! Si, ora ricordo! Me l’ero dimenticata .”

Giulio G. si era dimenticato il suo Shogun, una barca del cantiere CNSO degli anni 80. Una barca che all’epoca era considerata una bella barca. Giulio l’ha lasciata al cantiere 13 anni fa, poi è partito per andare a lavorare a Dubai e, con il tempo, se ne è dimenticato. Il cantiere, non aveva modo di rintracciarlo perché al vecchio indirizzo non rispondeva nessuno e la nostra burocrazia, un po’ per le leggi sulla privacy, un po’ per cattiva volontà, non è stata in grado di indicare al cantiere dove il Sig. G. fosse.

Per legge, il cantiere può trattenere la barca fin tanto che il conto dell’ormeggio non è saldato (diritto di ritenzione), ma per liberarsi di una barca di cui il proprietario è sparito, la trafila burocratica è lunghissima. Sin tanto che il tribunale non concede l’autorizzazione di vendere all’asta la barca, il cantiere ne è responsabile e sue sono le spese di mantenimento, senza calcolare il fatto che una barca abbandonata occupa uno spazio che potrebbe rendere.

Dal caso di Giulio G. siamo partiti per realizzare una piccola inchiesta sull’argomento e abbiamo scoperto che il numero di barche abbandonate in Italia ogni anno è molto elevato. Un numero preciso non c’è perché ogni ufficio della Capitaneria di Porto ha i suoi numeri, ma si tratta di qualche centinaio d’imbarcazioni. I motivi dell’abbandono sono i più svariati, dalla mancanza di disponibilità economica per pagare l’ormeggio, all’incuria, alla morte del proprietario. Un numero elevato di barche sono anche quelle che trasportano i migranti dal nord Africa alle coste della Sicilia.

Non tutte le barche sono dei vecchi relitti senza valore, a volte ad essere abbandonate, sono veri gioielli. A Riva di Traiano, un Marina vicino Roma, ancora molti ricordano un Alpa 12,50 a tuga lunga abbandonata per oltre dieci anni su di un posto al transito. Alla fine il porto riuscì ad avere l’autorizzazione a vendere la barca all’asta che fu acquistata e ristrutturata tornando ad essere una bellissima barca ammirata da tutti.

Solo nell’area del Tevere nei pressi del ponte della Scafa, abbiamo censito 32 scafi abbandonati, di cui una buona parte giacciono nel fango lungo le rive del fiume. Questi scafi rappresentano un problema per la navigazione, ci sono barche che sono affondate in pochi metri d’acqua il cui relitto è segnalato da uno spezzone d’albero che fuoriesce dal fiume.

Poi c’è il problema dell’inquinamento e del degrado ambientale. I problemi che rallentano lo smaltimento di queste unità sono dettate della difficoltà nel determinare a chi compete lo smaltimento, Capitanerie di Porto, Provincia, Comune, ogni situazione presenta problematiche diverse. Poi c’è il problema di definire cosa s’intende per relitto navale. Quando una barca può essere considerata abbandonata.

La 13ª Commissione permanente del Senato durante la precedente legislatura aveva approvato una risoluzione per segnalare il problema e l’esigenza di definire a livello legislativo la nozione di «relitto navale» e di prevedere, di conseguenza, una specifica procedura di smantellamento per i relitti.

Il problema non è solo Italiano. Nella baia di San Diego in California, ogni anno sono dichiarate abbandonate tra le 25 e le 30 barche. In California, la burocrazia è meno farraginosa che da noi, le barche di cui si sospetta l’abbandono sono affidate ai Vigili del Fuoco che rintracciano i proprietari e gli intimano di riprendersi il mezzo.

Nel momento in cui tale azione non ha effetto, le barche sono messe all’asta, se sono vendute bene, se, invece, non si riesce a trovare nessuno che se ne voglia far carico, queste sono distrutte. Il problema è così sentito che l’anno scorso, lo Stato della California ha istituito un fondo a favore dei Vigili del Fuoco finalizzato a coprire le spese per lo smaltimento delle barche che non sono vendute all’asta.

01/feb/2015

Zattera

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