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Nautica Italiana entrerà in Confindustria
Nautica Italiana
Nautica Italiana entrerà in Confindustria

L’Italia avrà due associazioni in Confindustria

Milano – Nautica Italiana, la nuova associazione d’industriali e operatori della nautica nata a settembre in contrapposizione a UCINA, ha tenuto ieri a Milano una conferenza nella quale ha presentato i suoi progetti per rilanciare il settore nautico. Conferenza alla quale ha partecipato Giorgio Squinzi, il presidente di Confindustria.

Quando il presidente di Nautica Italiana, Lamberto Tacoli, ha sottolineato quanto fosse importante l’ingresso dell’associazione in Confindustria chiedendo l’aiuto e il riconoscimento da parte di questa per poter portare avanti il loro programma, Squinzi ha risposto dichiarando: "Confindustria darà il proprio supporto, - e poi ha aggiunto - ci auguriamo nel brevissimo tempo di formalizzare i nostri rapporti con questa neonata associazione".

Dichiarazioni che lasciano pochi dubbi sull’intenzione di Squinzi di favorire l’ingresso di Nautica Italiana in Confindustria, cosa che, se accadrà, creerà non pochi problemi a UCINA, l’associazione dalla quale sono usciti i soci che oggi compongono la nuova realtà aggregativa.

Nautica Italiana, raccoglie in se prevalentemente industriali che orbitano nel mondo delle grandi barche o navi da diporto, una realtà molto diversa e distante da quella della massa degli operatori che, invece, è rimasta in UCINA, ma non sembra che sia nelle intenzioni del direttivo dell’associazione rimanere confinati nel mondo, pur dorato, dei grandi yacht.

La recente adesione di Comar, in polemica con UCINA, alla nuova associazione, rompe un fronte pro UCINA che comunque sembra poco coeso, quello della vela e della nautica media. Un fronte che se UCINA non sarà velocissima ad abbandonare alcuni atteggiamenti usati nel passato per mettersi realmente al servizio dei suoi associati, si sgretolerà non appena Nautica Italiana raccoglierà i primi successi a favore del settore della nautica media e piccola.

Se in un primo momento si poteva pensare che Nautica Italiana si sarebbe occupata solo ed esclusivamente dei grandi yacht cercando di spingere UCINA verso il resto del comparto, è ormai chiaro che lo scontro tra le due associazioni è totale, Nautica Italiana vuole attirare a se il maggior numero possibile di associati di UCINA indipendentemente dal comparto di appartenenza e UCINA non ha alcuna intenzione di lasciare il controllo del settore grandi barche a Nautica Italiana, anche perché, se quest’ultima è stata fondata da diversi cantieri costruttori di superyacht, molti altri sono ancora in UCINA.

Nautica Italiana, ha dalla sua il vantaggio di essere nuova, anche se i suoi soci sono gli stessi che fino a poco tempo fa sedevano nel consiglio di UCINA, quindi gli artefici degli sbagli di UCINA negli anni, quegli stessi sbagli che ora criticano dalla nuova posizione. Essere nati da poco da il vantaggio di poter parlare di programmi senza dover fare resoconti sulla realizzazione di questi.

Oltre a questa sua giovinezza, Nautica Italiana ha avuto l’intraprendenza di cercare subito alleanze forti come quella con Alta Gamma la fondazione che aggrega gli industriali del lusso e lavora per favorire la penetrazione del "made in Italy" sui mercati esteri e che è presieduta da Andrea Illy che ha dimostrato negli anni di essere uno strumento valido per aiutare le aziende a penetrare o consolidarsi in nuovi mercati, cosa fondamentale, visto che oggi la nautica è prevalentemente esportazione.

UCINA, invece, dalla sua ha il nuovo presidente, Carla Demaria, Presidente della Montecarlo Yacht (superyacht), ma anche direttore generale del gruppo Beneteau cosa che, agli occhi degli associati, la rende più vicina alla nautica media, mentre nomi come Tacoli o Vitelli di Nautica Italiana, per gli operatori della nautica media rappresentano, indiscutibilmente, le grandi barche.

Demaria è una donna che in più occasione ha dimostrato di sapere governare situazioni difficili e avere l’abilità di riuscire a sfruttare quanto c’è di buono e produttivo in ogni situazione per realizzare nuovi obiettivi, capacità alla quale dovrà ricorrere a piene mani per riuscire a combattere Nautica Italiana e far mantenere la leadership della rappresentanza del settore nautico a UCINA dovendo lavorare con un apparato rigido e non amato dalla base come quello dell’associazione che presiede.

Demaria, almeno in una prima fase, potrà contare su di una certa pigrizia degli associati che ormai da anni sono estranei alle dinamiche delle associazioni e che non avvertono la necessità di aderire a un’altra realtà anche perché, per la maggior parte di questi UCINA significa Salone Nautico di Genova, ma il tempo a sua disposizione è limitato e dovrà dimostrare di essere in grado di portare qualche vantaggio ai suoi associati che vada oltre la mera partecipazione al Salone di Genova.

di Maurizio Anzillotti
Direttore responsabile
SVN, solovelanet

28/ott/2015

SVN 49

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