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Gaetano Mura: non ho sbagliato, il mare è fatto così
Intervista a Gaetano Mura
Gaetano Mura: non ho sbagliato, il mare è fatto così

Solovelanet intervista Gaetano Mura che racconta la sua avventura

L’ultimo giorno dell’anno Gaetano Mura, il navigatore sardo impegnato nel tentativo di record per il giro del mondo in solitario senza scalo e senza assistenza su Class 40, è entrato nel porto di Fremantle in Australia con Italia, la sua barca, mettendo la parola fine alla sua avventura.

Due mesi di navigazione, due oceani, diverse migliaia di miglia alle basse latitudini e un crescendo di attenzione da parte di un pubblico tornato a entusiasmarsi per un navigatore finiscono nel momento in cui un UFO (oggetto non identificato) entra in collisione con la barca e danneggia seriamente i timoni, da quel momento i problemi si sommano sino a far decidere Mura di rientrare.

Da prima Gaetano sperava di poter riprendere il mare velocemente, ma una volta in banchina e ispezionata la barca, si è reso conto che i lavori di riparazione erano lunghi e ripartire a breve non sarebbe stato possibile, da lì la decisione di abbandonare.

Solovelanet ha raggiunto telefonicamente Gaetano in Australia per una lunga chiacchierata dove il navigatore ha spiegato cosa è accaduto e quello che lui ha ricavato, in termini di soddisfazioni e di insegnamento, da questa esperienza.

SVN – Il comunicato del tuo ufficio stampa diceva che la decisione di mettere la parola fine a quest’avventura derivava dalla scoperta di danni molto seri alla barca, di cosa si tratta.

G.M. – Si tratta di un insieme di danni gravi e non, che nell’insieme mi hanno portato alla decisione di rientrare nel primo porto più vicino.

SVN – Perché hai deciso di non ripartire.

G.M. – Sarei ripartito se avessi potuto effettuare le riparazioni molto velocemente. Ora si prevedono lavori che potrebbero durare anche un mese e, ripartire tra un mese, non avrebbe alcun senso. Sarebbe come partire per un'altra avventura, una cosa diversa.

SVN – Ci sono giornali che hanno descritto la tua barca come “compromessa”, quanto c’è di vero in questa definizione.

G.M. – Nulla, la barca sta bene e si è comportata benissimo, ci sono dei problemi quelli che ti ho descritto che sono seri e mi costringono a terra, ma sono circoscritti e non hanno nulla a che vedere con la qualità della barca.

SVN – E’ dura dire basta quando si è fatto buona parte del percorso.

G.M. – Certo lo è, quando preparai una cosa per mesi e ci metti tutto te stesso, non raggiungere l’obiettivo è dura.

SVN – Nell’ultima parte del tuo viaggio hai navigato alle basse latitudini, tra i 50° e i 60° sud, quanto è diverso navigare li che farlo intorno ai 40° gradi.

G.M. – Completamente diverso, la situazione meteo non è paragonabile. Alle basse latitudini innanzitutto hai il freddo, un freddo che ti entra nelle ossa e ti costringe a coprirti a più strati, il che rallenta molto i tuoi movimenti. Poi le perturbazioni sono molto più numerose, una insegue l’altra e devi stare sempre in guardia. A sud ho navigato con onde che erano intorno agli 8 metri di altezza e a volte credo di averne viste da dieci metri. Quando sei a quelle latitudini è fondamentale rimanere sul fronte caldo, se ci riesce cammini veloce spinto dal vento e il mare è gestibile, se perdi il fronte caldo ti fai prendere dalla parte più violenta della perturbazione, il fronte freddo e poi dalla perturbazione vera e propria.

SVN – A nord non è la stessa cosa.

G.M. – Si è uguale, ma a nord le perturbazioni sono più lente e più rade, a sud sono più veloci ed è possibile che la tua barca e il fronte camminino alla stessa velocità che è la situazione ideale.

SVN – Quale credi sia stato il tuo sbaglio più grave.

G.M. – Parliamo di preparazione della barca, non credo di avere fatto sbagli gravi. No, quando sono partito la barca era a posto. Ho avuto dei dubbi se montare i timoni fissi oppure alzabili, ma: i primi sono più robusti, ma devono assorbire l’intera forza di un urto, mentre i secondi, sono più fragili ma assorbono, alzandosi, meglio gli urti. E’ difficile dire cosa sarebbe stato meglio, cosa avrebbe retto meglio. No, non credo di avere fatto degli errori gravi.

SVN – Qual’è la cosa che ti ha dato soddisfazione, che ti è piaciuta di più.

G.M. – Una cosa che sicuramente mi ha fatto piacere è vedere come molte delle barche della Vendée Globe fossero ancora dietro di me. E’ vero che erano partite molto tempo dopo di me, ma è anche vero che gli IMOCA sono barche molto più grandi e veloci di un Class 40. L’altra cosa, è come ti ho detto, sentire che stavo capendo le dinamiche delle basse latitudini.

SVN – Mentre navigavi ti sei reso conto che l’attenzione per la tua impresa cresceva.

G.M. – Sì, me ne sono reso conto e la cosa mi ha emozionato e entusiasmato, sentivo quante persone c’erano a seguirmi e con che passione lo facevano. Quando una mia amica mi ha scritto che sua nonna si era appassionata e leggeva di me tutti i giorni per sapere dove ero, ho capito che avevamo bucato e avevamo raggiunto anche il pubblico dei non velisti.

SVN – Secondo te a cosa è dovuto questo entusiasmo per la tua impresa.

G.M. – Credo che principalmente sia da attribuire al mio modo di raccontare, al diario che tenevo tutti i gironi e che coinvolgeva chi mi seguiva sui social.

SVN – Cosa accadrà ora.

G.M. – Adesso caricheremo Italia su di un cargo e la riporteremo a casa, a Cagliari.

SVN – Hai già deciso cosa farai una volta rimpatriato.

G.M. – Ogni decisione in questo momento sarebbe avventata, una volta rientrato, faremo un’analisi di quanto è possibile fare e decideremo quale sarà la prossima impresa da tentare.

SVN – Ti senti di aver fallito.

G.M. – No, credo di avercela messa tutta, non mi sono risparmiato in nulla, il fatto di non essere riuscito al primo tentativo è una cosa che succede molto spesso in questo tipo di imprese. Guarda solo Coville, il francese che ha conquistato il record del giro del mondo su maxi trimarano proprio mentre ero in mare, Coville era al su 5° tentativo, Francis Joyon, lo skipper che deteneva il record che ha conquistato Coville, ci è riuscito al 4° tentativo. Le barche sono mezzi meccanici e il mare è spesso violento, che si verifichino dei danni anche gravi è una cosa all’ordine del giorno. Guarda quante barche già si sono ritirate al Vendée Globe per avarie di diversa natura.

SVN – Credi che i tuoi sponsor siano soddisfatti di quanto fatto sino ad ora.

G.M. – Non sta a me dirlo, spero di sì, credo che quest’impresa abbia avuto una grande visibilità e con essa tutti gli sponsor che hanno partecipato, da Enit a Solbian.



10/gen/2017 di Maurizio Anzillotti

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