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Obbligo di cambiare il V.H.F. e ritorno all’SSB oltre le 30 miglia da costa
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Obbligo di cambiare il V.H.F. e ritorno all’SSB oltre le 30 miglia da costa

Le Capitanerie provano a sostituirsi alla politica nel distruggere la nautica

Roma - Il Sole 24 Ore riporta una notizia per cui le Capitanerie di Porto avrebbero chiesto al governo di emanare una legge per rendere obbligatoria la presenza a bordo delle imbarcazioni di un V.H.F. Dsc, ovvero dotato del pulsante rosso per la richiesta di aiuto automatica. La nuov anorma dovrebbe valere per tutte le barche che ad oggi hanno l'obbligo del V.H.F. a bordo.

Sempre le Capitanerie avrebbero richiesto al Ministero che sia resa obbligatoria la presenza a bordo di un apparato a frequenze medie (ex SSB) sulle barche in navigazione oltre le 30 miglia da costa.

Il tutto poi, dovrebbe essere soggetto a un esame per dimostrare di saper usare gli apparati, un esame che però si potrebbe tenere solo a Roma nella sede del Ministero dei Trasporti.

La notizia è arrivata in redazione venerdì scorso, cosa ch enon ci ha permesso di verificarla contattando le Capitanerie.

Se la notizia rispondesse al vero sarebbe un altro duro colpo sia al piacere di andare in barca, sia all’immagine che l’apparato statale riesce a dare di sé.

Le statistiche dicono che ogni anno in mare si verificano qualche centinaio di incidenti di cui la grande maggioranza riguarda piccoli mezzi, prevalentemente a motore che si trovano in difficoltà a poche centinaia di metri da costa, solo qualche decina riguarda barche più grandi che navigano a qualche miglio da costa, pochissimi quelli che riguardano barche a vela in navigazione d’altura.

Nessun incidente, negli ultimi tre anni, ha avuto conseguenze per l’impossibilità dello skipper di comunicare con i soccorritori per via delle distanze.

Il Mediterraneo è un bacino chiuso con un grande traffico mercantile e crocieristico, una barca, anche nel caso non riuscisse a comunicare con la terra ferma per chiedere soccorso, potrebbe comunicare con le navi in transito. E’ molto difficile che ci si trovi nella situazione in cui si sia da soli nel raggio di 30 miglia.

Per obbligare all’acquisto di una radio a media frequenza, apparecchio che ha un costo di diverse migliaia di euro, ci vorrebbe una statistica che indicasse un numero di incidenti di una certa importanza abbastanza alto da rilevare un problema. Una statistica che non esiste, perché il numero d’incidenti in mare è molto basso, quindi non si capisce per quale motivo le Capitanerie vorrebbero un anorma di questo tipo.

Ricordiamo che una volta molte barche avevano a bordo l’SSB (apparato radio simile a quello che vogliono le capitanerie a bordo delle barche da diporto) perché in alcune condizioni era obbligatorio, ma poi i problemi che la diffusione sulle barche di questo tipo di radio recava alla navigazione mercantile erano tanti che si rese necessario cambiare l’obbligo in divieto di averle a bordo. L’obbligo rimase solo per le navi da diporto.

In ultimo, l’esame. Per quanto sui giornali se ne sia scritto, non riteniamo che l’esame al quale ci si riferisce possa riguardare i V.H.F. Dsc di cui già molte barche sono dotate, perché l’unica differenza con i vecchi V.H.F. da un punto di vista operativo è la presenza del pulsante del Dsc il quale, per il suo utilizzo, non richiede nessuna conoscenza specifica.

Riteniamo e speriamo che le voci di un esame riguardino l’apparecchio a frequenze medie, il quale, da sempre, ha richiesto un esame per abilitare l’operatore al suo utilizzo, esame che si è sempre svolto a Roma.

Certo non è la stessa cosa chiedere di sostenere l’esame a Roma al comandante o all’ufficiale di un superyacht per ilquale si tartterebbe di un documento di lavoro e chiederlo a qualche decina di migliaia di diportisti che intendono fare altura.



05/feb/2017 di Nadia Allera

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