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Dario Noseda: record con naufragio
News/12/Noseda-allo-inizio-del-viaggio.jpg Dario Noseda i primi giorni del suo lungo viaggio
Dario Noseda
Dario Noseda: record con naufragio

Dario Noseda naufraga contro la scogliera, ma arriva a terra da solo ed è record

Santa Lucia (Caraibi) – Dario Noseda il solitario 49enne che voleva stabilire il record per la prima traversata atlantica con classe olimpica, ce l’ha fatta nonostante sia naufragato negli ultimi metri dall’arrivo.

Mentre ieri sera lo aspettavano in Martinica, Dario stava combattendo le ultime centinaia di metri a Santa Lucia, un’isola poco più a sud di Martinica. Portato dallo scarroccio e dalla forte corrente, stremato da un’avventura al limite della resistenza umana durata ormai 39 giorni, Dario ha avuto appena il tempo di chiamare la moglie per chiedere aiuto “chiama il soccorso marittimo, non ce la faccio” così per qualche ora la grande festa che attendeva Dario Noseda è stata attraversata dall’ombra della tragedia, ma poi Dario, duro più degli scogli che lo volevano abbracciare, ce l’ha fatta si è trascinato a terra ha evitato gli speroni più appuntiti e si è rialzato su di un’isola dei Caraibi, il record era suo.

Ha camminato parecchio sino a raggiungere un piccolo villaggio e l’ufficio della capitaneria dove ha fatto rientrare l’allarme. L’elicottero che lo cercava è rientrato e lui ha potuto chiamare sua moglie Silvia:" Sono io, sono io, sono Vivo! Sono naufragato, ho camminato per non so quanto ed ora sono qui al marina di Rodney Bay, ho già avvisato la capitaneria."

Dopo poco la capitaneria di Martinica ha chiamato Silvia per darle la notizia, ma l’ufficiale di turno, dalla voce squillante e allegra che ha risposto al telefono ha capito che la notizia che Dario stava bene ed era atterrato a Santa Lucia, era già arrivata.

Dario Noseda è partito l’11 novembre scorso dall’Italia con una Star che un amico che aveva abbandonato in un giardino, gli aveva regalato e che lui ha modificato per l’impresa della sua vita.
Con la sua barca di poco più di 6 metri di lunghezza e 1,70 metri di larghezza, disegnata 60 anni fa per diventare classe olimpica, ha attraversato il mediterraneo, passato lo stretto, solcato l’oceano sino alle isole di Capo Verde, dove si è fermato per sostituire le batterie e quindi ripartire alla volta dei Caraibi. Da prima aveva puntato a nord, alle Bahamas, ma poi aveva visto che correnti e vento non gli avrebbero permesso di arrivare sin lassù e ha cambiato il suo obiettivo ponendolo alla Martinica, sempre ai Caraibi, ma più a sud, e infine, per gli stessi motivi, è sbarcato, naufragando contro gli scogli, a Santa Lucia.

In totale ha percorso oltre 3.500 miglia, la maggior parte delle quali timonando perché il pilota automatico, a più riprese, ha smesso di funzionare per problemi alle batterie. Poi si è rotto anche il desalinatore e per otto giorni ha bevuto l’acqua piovana e mangiato pochissimo. Poi, un gruppo di ragazze di una onlus che navigava in oceano per una raccolta fondi per la ricerca sul cancro, lo ha avvistato e gli han regalato acqua e qualche cosa da mangiare, il che gli ha permesso di arrivare a destinazione.

Nessuno mai aveva traversato l’atlantico a bordo di una Star e, probabilmente, pochi hanno mai pensato di farlo.

19/dic/2017

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