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Attacchi drone ai Superyacht: i problemi dei supericchi
Drone in barca
Attacchi drone ai Superyacht: i problemi dei supericchi

I droni in mare stanno diventando un problema per i VIP, come si difendono i superyacht?

Porto Cervo – Uno yacht di 40 metri è in rada sul ponte un importante magnate turco prende il sole con la sua famiglia. Si sente un rumore come di eliche, dopo poco una sirena sul superyacht, avverte che c’è un drone in avvicinamento, il comandante dello yacht schiaccia un pulsante e il drone ammara scomparendo sotto i flutti. Questo è uno dei sistemi di difesa da attacchi drone che molti proprietari di superyacht stanno montando sulle loro barche.

In effetti il problema dell’attacco con drone, attacchi alla propria privacy da parte dei paparazzi o anche alla propria incolumità da parte di terroristi, è diventato rapidamente un problema serio per chi deve assicurare l’incolumità e la privacy di queste navi private.

Jhon Mc Crae, responsabile difesa attacchi aerei di una importante società di sicurezza inglese, spiega che negli ultimi cinque anni quello dei droni si è trasformato in un problema serio.

“Oggi i droni portano carichi pesanti i quali possono essere oggetti comprati su Amazon, ma anche bombe da scaricare sul superyacht dove si sa essere a bordo un’importante personalità. Sui grandi Superyacht, spesso, ci sono persone che potrebbero essere soggette ad attacchi terroristici. Ma senza arrivare a pensare ad attacchi armati, si pensi solo ai paparazzi. Questi, una volta si appostavano dietro le rocce della baia dove il Superyacht stazionava e rubavano delle fotografie di chi era a bordo, un lavoro scomodo e con un alto tasso di fallimento perché se l’ospite, invece di stare nella zona della barca visibile da terra, aveva la precauzione di stare dall’altra parte, fotografarlo era molto più difficile. Oggi, un buon fotografo si arma di drone veloce. Questo arriva sulla barca a velocità, scatta le foto e scappa. La sua azione è tanto veloce che a volte il personaggio fotografato rimane imbambolato davanti all’obbiettivo del drone che gli si piazza a pochi metri di distanza.”

Mc Crae spiega quindi, che già da diversi anni ci sono molti ingegneri elettronici al lavoro per trovare il modo di neutralizzare questi apparecchi. Sistemi che spesso sono leciti e a volte meno.

“Esistono delle società che si stanno specializzando nella guerra ai droni e stanno proponendo dei sistemi sempre più sofisticati. Il sistema più adottato è quello dell’individuazione del drone con sistemi elettronici, allarme, inibizione del segnale che arriva al drone dal suo remote control. Ciò significa che se il drone arriva a una distanza dalla barca giudicata pericolosa, si aziona un dispositivo che impedisce la comunicazione tra drone e remote control, in quel caso il drone, a seconda del suo settaggio e del suo software, o torna automaticamente al punto di partenza e quindi abbandona l’attacco, o atterra. In questo caso in acqua con relativa perdita del drone.”

Ma il nostro ospite spiega che a volte ci sono sistemi anche dove l’elettronica non gioca un ruolo importante.

“E’ anche successo che un attore molto famoso, stanco di essere inseguito da un drone, ha usato questo per giocare al tiro a segno e lo ha abbattuto a colpi di pistola.”

Nel numero ora on line di SVN, l ‘articolo “Il drone in barca” http://svn.uberflip.com/i/958215-svn-40/103?



13/apr/2018

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