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Un passeggero disturbato si suicida, lo skipper rischia dieci anni di carcere
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La storia di Smith
Un passeggero disturbato si suicida, lo skipper rischia dieci anni di carcere

Un uomo con forti disturbi mentali si imbarca in un charter e in preda a un raptus si getta in mare

Virgin Islands (Caraibi) – La storia di Smith che ora è agli arresti domiciliari aspettando un processo per omicidio colposo, in realtà potrebbe accadere a chiunque navighi e abbia ospiti a bordo.

Nel 2015 Smith, proprietario di uno yawl di 14 metri, il Cimaron, con il quale portava turisti in giro per i Caraibi per brevi crociere, scendendo dalle coste del Maine per iniziare la stagione ai Caraibi, imbarca dei diportisti che volevano fare un po’ di navigazione. Come spesso accade alle barche che fanno imbarchi alla cabina, un passeggero scende in North Carolina e un altro, al suo posto, ne sale.

Pontious il nome del nuovo passeggero, alto un metro e novanta con un peso di oltre 110 chili, un omone che incuteva timore solo a vederlo. Non era un atleta, ma la sua mole portava gli altri a sperare sempre di non averci a che fare.

Già dalle prime ore dell’imbarco Smith e gli altri due ospiti a bordo Pepper e Morningstar, due vecchi clienti del Cimaron, notano qualche cosa di stonato nel comportamento di Pontius.

Nei giorni successivi le cose peggiorano decisamente. Pontius ha le allucinazioni, dice che nelle nuvole ci sono dei buchi neri e che nella sua cabina di prua si sentono delle voci e che lui lì non ci vuole più dormire.

Alla fine si convince che deve salire su di una nuvola, e una sera, mentre Smith è al timone, cerca di levarglielo per far girare la barca di 360° per portarla verso la sua nuvola.

Smith resiste e Pontius lo assale, lo picchia più volte e quindi cerca di strangolarlo. Solo l’intervento degli altri due riesce a evitare il peggio.

La barca stava navigando a 300 miglia da costa e Smith sapeva che per raggiungere terra ci sarebbero voluti un paio di giorni.

Pontius continua con la storia della nuvola, vuole a tutti i costi che Smith lo porti là e ad un certo punto l’uomo grida che se Smith non ce lo vuole portare ci sarebbe andato da solo e così si butta in mare.

A bordo rimangono tutti senza fiato a guardare Pontius che cerca di nuotare verso la nuvola per scomparire sotto la superficie del mare da lì a pochi minuti.

Smith getta in mare un salvagente, un gesto più che altro volto a poter dire che lo aveva fatto, sapeva che ormai l’uomo era morto. Cerca immediatamente di chiamare la Guardia Costiera, ma per i suoi strumenti era troppo lontano da terra per riuscirci. Solo la mattina dopo riesce a mettersi in contatto con una nave che passa il messaggio di quanto accaduto alla Guardia Costiera che inizia una vasta operazione di ricerca dell’uomo inviando un C 130 e una motovedetta.

Arrivati a terra. Smith, Pepper e Morningstar sono ascoltati dalla Guardia Costiera la quale decide che il comandante della barca non avrebbe potuto fare molto di più di quello che aveva fatto lasciandolo ripartire con la sua barca.

Smith era convinto che la questione fosse chiusa, ma due anni più tardi, nel 2017, un procuratore lo invita a testimoniare senza legale davanti a una commissione. Smith, su suggerimento del suo legale rifiuta l’invito. Un paio di mesi più tardi, lo stesso procuratore gli presenta una proposta di patteggiamento per omicidio colposo con la quale avrebbe scontato in carcere pochissimi anni.

Smith sapeva cosa quella proposta significava, il procuratore cercava qualche testa da mettere sulla sua lancia per usarla come trofeo per la sua carriera e inizia a preoccuparsi. Rifiuta il patteggiamento, ma sei mesi dopo si presentano a casa sua degli uomini della Guardia Costiera che lo arrestano con l’accusa di omicidio colposo.

RImane in prigione pochi giorni poi l’avvocato riesce a farlo uscire pagando una cauzione di 25.000 dollari.

Ora Smith è ancora in attesa che si compia il suo destino. Affronterà il processo e dovrà spiegare come sia difficile evitare che un uomo molto più grande di lui, un uomo giovane, quando Smith aveva 66 anni al momento dei fatti, e fuori di testa, sia difficile da fermare. Smith rischia fino a 10 anni di carcere.

Il procuratore, nonostante i due testimoni Pepper e Morningstar abbiano testimoniato come Smith avesse cercato di tenere tranquillo Pontius e come il padre di quest’ultimo abbia testimoniato che il figlio soffrisse di depressione, cosa confermata anche dal ritrovamento di scatole di psicofarmaci tra le cose dell’uomo, si appella al fatto che uno skipper è comunque sempre responsabile della vita delle persone che sono sulla sua barca o nave.

Nel nostro paese, con tutta probabilità, difficilmente accadrebbe una cosa del genere perché il nostro sistema giudiziario è profondamente diverso da quello americano, ma che un nostro ospite dia di matto, è una cosa che può avvenire ovunque e che lo skipper deve prendere in considerazione.

13/dic/2018

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