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La vela per i bambini e i ragazzi, un affare complicato
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La vela per i bambini e i ragazzi, un affare complicato

Far fare vela ai propri figli è un affare complicato e molto costoso

Mediterraneo – Far fare vela ai propri figli è innanzitutto un fatto educativo. Al di là dello sport in se, la vela, fatta da giovanissimi ha un alto valore pedagogico. Allena i ragazzi alla resistenza fisica e psicologica, li fa sentire parte di un gruppo, li punisce e li premia immediatamente, gli fa fare delle esperienze all’estero, li forza a ragionare velocemente e li immerge in un contesto sportivo dove i valori solitamente sono sani e lontani da ogni estremismo. Certo, ci sono anche altri sport che hanno le stesse caratteristiche, ma per chi ama la vela portare i figli in un circolo è una cosa quasi naturale. Naturale, ma meno semplice di quanto sembri.

Non sempre i circoli sono organizzati, a volte sono dominati da personalità egocentriche che risultano essere pedagogicamente negative, annullando così tutti i benefici che potrebbe portare ai ragazzi questo sport meraviglioso. Quelli organizzati e guidati da istruttori che sanno quello che fanno, si scontrano con realtà difficili da gestire.

Per cominciare per fare vela servono le barche e i circoli, nella maggior parte dei casi, non si possono permettere di avere decine di barche, così le barche le devono comprare gli allievi. La spesa non è di poco conto, anche se bisogna considerare che una barca, pur costosa, se comprata usata, poi si rivende perdendoci molto poco. Il problema è che le barche vanno trovate, viste, valutate e infine comprate, spesso l’istruttore da una mano proponendo le barche degli allievi che cambiano classe o semplicemente vogliono una barca più recente, ma spesso, la barca bisogna cercala sul mercato e quando si è molto impegnati, questo può essere un compito non facile se il proprio figlio è ancora troppo piccolo per agire per conto proprio.

La barca una volta acquistata va mantenuta e le barche si usurano e i componenti delle derive si rompono a una velocità preoccupante. Se la barca appartiene a una classe dove domina un unico produttore come Nacra, 29er, Hobie Cat, Dragoon, e molte altre, il problema è ancora più sentito, perché i produttori, che agiscono in regime di monopolio, forniscono materiale di scarsa qualità che si rompe facilmente e lo vendono a prezzi che non hanno nulla a che vedere con il loro reale valore.

Infine c’è il problema dell’equipaggio. Su di una barca da due non si può andare da soli, quindi necessariamente serve un secondo ragazzo/a che faccia equipaggio con nostro figlio. Al di là delle incompatibilità caratteriali e delle antipatie personali, può accadere che semplicemente non si trovi nessuno con cui fare equipaggio o la famiglia che aveva dato disponibilità a mandare il proprio figlio, per un motivo o per l’altro alla fine si ritiri e nostro figlio rimanga da solo e molto frustrato.

Per alcuni problemi non c’è soluzione, per altri c’è, ma è una soluzione complessa e che si può raggiungere solo sul lungo periodo.

Il problema fondamentale è che molti circoli hanno difficoltà economiche croniche determinate dall’esiguità del numero degli allievi, pochi sono i circoli che godono di salute finanziaria autonoma.

Lo scarso numero degli iscritti deriva in parte da un’ignoranza generalizzata nei confronti di questo sport, ignoranza, intesa come non conoscenza. Le persone semplicemente non conoscono la realtà dei circoli velici e quanto questi possano fare per i loro figli, dall’altra però molto è da imputare agli alti costi di questo sport.

Far fare vela a un ragazzo di 15 anni su di una classe come Hobie Cat o 29er, tra barca, iscrizione al circolo, attrezzatura e trasferte, può arrivare a richiedere un esborso che si aggira sui diecimila euro nel primo anno, per poi scendere alla metà negli anni successivi quando non ci sarà da comprare la propria quota della barca (nel calcolo si considera l’acquisto del 50% di una imbarcazione non nuova).

I costi alti delle barche e del loro mantenimento che, a nostro parere, sono in buona parte alla base della scarsa diffusione di questo sport, sono dettati soprattutto dal fatto che molte classi siano monopolistiche.

Un cantiere che è unico produttore di una barca, perché dovrebbe mantenere bassi i prezzi delle barche e dei pezzi di ricambio? Stesso dicasi per l’importatore. Le classi monopolistiche sono un problema che andrebbe risolto dalla World Sailing (la Federazione Internazionale della vela), organizzazione che sembra fare esattamente l’opposto continuando a favorire classi olimpiche chiuse e molto costose come i Nacra 17.

Dovrebbe essere la World Sailing ad assicurarsi che lo sport della vela abbia dei costi il più possibile contenuti per poter essere allargato al maggior numero possibile di persone e così divenire sempre più importante, ma le decisioni prese in questi anni dalla Federazione fanno pensare che questa sia intenzionata a fare esattamente l’opposto: portare la vela ad essere sempre più uno sport d'élite.

18/ott/2019

Zattera

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