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mercoledì 30 settembre 2020

Partita la quinta tappa della Volvo Ocean Race, Auckland-Itajai

Partita la quinta tappa, da Auckland in Nuova Zelanda a Itajaì in Brasile

FeB
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Auckland, Nuova Zelanda - La quinta tappa ha preso il via ieri sera da Auckland in perfetto orario, alle nove del mattino (le 21 in Italia) con la consueta nutrita flotta di barche spettatori e in condizioni di vento medio/leggero, dopo che il passaggio del ciclone Pam aveva costretto gli organizzatori a rinvii successivi dello start.

Per la cronaca dopo qualche miglio dallo start la testa è stata presa da Dongfeng Race Team, ma la strada per i sei team è ancora molto lunga ed estremamente accidentata.

La quinta tappa del circuito, da Auckland in Nuova Zelanda a Itajaì in Brasile, è considerata come la più impegnativa oltre ad essere la più lunga con un totale di 6.776 miglia.

Nel primo tratto la flotta percorrerà le 200 miglia di navigazione costiera lungo il Colville Channel e la Bay of Plenty, dopo circa 24 ore dalla partenza la flotta dovrebbe doppiare East Cape, la punta più orientale della Nuova Zelanda, da dove dirigerà, con le oltre 4.400 miglia attraverso gli oceani meridionali spinti dai forti venti occidentali, verso Capo Horn.

Una volta doppiato l'Horn, la flotta avrà ancora oltre 2.000 miglia da percorrere per raggiungere la linea del traguardo di Itajaí, sulla costa sud-orientale del Brasile. In questo tratto di solito spirano intensi venti occidentali per le prime 500 miglia, ma una volta risaliti oltre i 45° di latitudine sud, la situazione si può complicare. Le brezze possono essere forti oppure leggere, si può navigare di bolina, oppure di poppa. La flotta si troverà fuori dal tapis roulant degli oceani meridionali, e l'anticiclone di Sant'Elena potrebbe far sentire la sua influenza.

La parte più complessa tatticamente è quella finale, le ultime miglia da Florianopolis a Itajaí, dove spesso sono presenti violenti temporali che si sviluppano sotto la spinta della zona di convergenza dell'Atlantico meridionale. I sei team non dovranno, insomma, sottovalutare la complessità dell'approccio alla linea del traguardo.