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lunedì 26 ottobre 2020

La barca la faccio in kit

In Italia c’è ancora un cantiere che vende le sue barche a diversi stati di allestimento, il Bonin di Trieste

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Trieste – La barca costruita in kit è stata per molti anni, tra gli anni 70 e l’inizio degli anni 90, una soluzione economica per farsi la barca, poi, con l’allargarsi del mercato, i cantieri hanno ritenuto più proficuo darsi alla produzione di serie e hanno abbandonato i kit, ma in Italia c’è ancora qualcuno che li propone, il cantiere Bonin di Trieste.

Bonin è un cantiere artigianale familiare, vi lavorano i signori Bonin con i due figli e nella zona sono conosciuti come ottimi artigiani. Il cantiere fa tre modelli, il Bonin 31, il 34 e il 358. Tre barche disegnate da Maurizio Cossutti e, come spesso avviene per le barche di questo designer, sono barche che vincono in regata, come Cannibale, il Bonin 358 che in alto adriatico si sta mettendo in luce per i risultati conseguiti.

Nel cantiere Bonin la filosofia del Kit è che ognuno prende la barca nella fase di avanzamento che più si addice alle sue capacità e possibilità di ultimare la barca. C’è chi compra solo scafo e coperta in infusione, chi la barca intera senza attrezzatura di coperta e chi, invece, preferisce delle soluzioni di mezzo con scafo e coperta chiusi e paratie montate.

Il vantaggio della barca in kit è che con un costo molto più basso di quello di una barca completa di serie, si può acquistare una barca disegnata da un progettista conosciuto e realizzata con i concetti del cantiere, quindi con stampi di qualità e tecniche di stratificazione come l’infusione messe in opera da chi ha un'esperienza quarantennale, per poi rifinirla secondo le proprie capacità e disponibilità.