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lunedì 6 luglio 2020

Covid 19 – Cosa fanno i cantieri

In un mondo che va a rilento ci sono cantieri che fermano la produzione e altri che vanno avanti

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Roma – Ieri sera il premier Conte ha comunicato via Facebook un ulteriore stretta nel tentativo di fermare l’epidemia di Covid 19, tra le misure prese anche la chiusura di tutte le fabbriche non strategiche sino al 3 di aprile il che include, naturalmente, anche i cantieri nautici.

Cantieri nautici che in Italia e nel mondo stanno seguendo le politiche più diverse. In Italia sino a ieri lavoravano un po’ tutti.

“Siamo a ranghi un po’ ridotti per rendere più facile il mantenimento delle distanze, ma stiamo lavorando.” Ci aveva detto appena un paio di giorni fa Fabio Planamente, direttore generale del Cantiere del Pardo. Stesso dicasi per Ice Yacht, che, come ci scrive Marco Malgara, il titolare del cantiere, va avanti per cercare di portare a compimento tutti gli ordini nei tempi stabiliti. Altri, invece, come Italia Yachts, Solaris, e alcuni piccoli cantieri probabilmente sono chiusi, perché alla nostra richiesta d’informazioni non ha risposto nessuno.

All’estero, il gruppo Beneteau ha messo in cassa integrazione molti operai e chiuse tutte le fabbriche, mossa che sembra più orientata a contenere le spese in previsione della crisi economica che seguirà la pandemia, più che a proteggere il proprio personale visto che le fabbriche in Polonia e negli Stati Uniti sono rimaste aperte e lavorano a tutto regime.

In Francia anche Dufour e Fountaine Pajot hanno chiuso le fabbriche, mentre Balì del gruppo Catana ha ridotto notevolmente la produzione, ma continua a rimanere attivo.

In Germania il gruppo Hanse mantiene attiva la produzione mettendo in pratica politiche di salvaguardia del personale. Stesso, sembra stia facendo la Bavaria.

In Svezia, la Nautor, come ci racconta Vanni Galgani, il suo direttore marketing, continua a lavorare in relativa tranquillità, nei paesi scandinavi vista la bassa densità della popolazione il contagio è più difficile.

Da domani, viste le ultime restrizioni, in Italia tutti i cantieri saranno chiusi almeno sino al 3 aprile e questo comporterà necessariamente dei ritardi nelle consegne della barche per la stagione estiva con conseguenti ritardi nei pagamenti e potenziali problemi finanziari per i cantieri.

Dall’indagine che abbiamo fatto per capire chi fosse ancora operativo è emerso, con nostra sorpresa, che i cantieri non sono preoccupati sulle conseguenze economiche della pandemia.

Per la maggior parte dei manager che abbiamo sentito il mercato ne risentirà, ma non in modo catastrofico, anche se tutti condizionano gli effetti alla durata dell’epidemia.

La linea di demarcazione è l’estate. Se la pandemia va oltre il periodo estivo si prevedono conseguenze più gravi; se, invece, terminerà per luglio ad avere gravi conseguenze saranno quasi esclusivamente i cantieri che hanno una forte presenza nelle flotte di charter.

Infatti il settore charter è quello che sta subendo i danni più gravi. Anche ammesso che l’epidemia termini a giugno la stagione è ormai del tutto compromessa. A fine estate bisognerà rivolgersi al solo mercato italiano che rappresenta circa il 20% delle prenotazioni, perché difficilmente sarà ristabilita la libera circolazione tra i diversi paesi prima dell’autunno.

Tutto il settore catamarani sarà quello che soffrirà maggiormente secondo il parere della maggior parte degli operatori da noi sentiti, perché la maggior parte dei multiscafi vengono venduti alle società di charter.