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venerdì 7 agosto 2020

Iniziato il processo per il Cheeki Rafiki, dove perirono 4 persone

Sul banco degli imputati Douglas Innes, il proprietario dell’imbarcazione accusato di grave negligenza

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Winchester (UK) – E’ iniziato al tribunale di Winchester, poco a nord di Southampton, il processo a Douglas Innes, il proprietario della società che aveva in gestione il Cheeki Rafiki, il First 40 da noleggio che nel maggio del 2014, traversando l’atlantico di ritorno dalla partecipazione alla Transat Jacques Vabre, durante un burrasca perse il bulbo e si capovolse repentinamente non lasciando scampo ai quattro membri dell’equipaggio che si persero in mare e non furono mai ritrovati, quando, invece, fu ritrovata la barca con lo scafo capovolto.

Quattro i capi d’imputazione per Innes tra i quali, omicidio colposo e grave negligenza, oltre a una serie d’infrazioni alla legge che regola i noleggi in Inghilterra.

Il procuratore Nigel Lickley ha detto in aula che Innes “ha chiuso un occhio sulla manutenzione della barca per risparmiare”.

Lickley ha spiegato che la barca aveva un autorizzazione a navigare sino a 60 miglia di distanza da un porto sicuro, mentre l’incidente è occorso a 700 miglia dalle coste del Canada e Innes era perfettamente a conoscenza del fatto che l’equipaggio composto da Andrew Bridge, di 22 anni, James Maschio, di 22 anni, Steve Warren, di 52 anni, e Paul Goslin, di 56 anni, aveva noleggiato la barca per partecipare alla Transat Jacques Vabre una regata transatlantica.

Il procuratore ha poi spiegato alla corte che il Cheeki Rafiki negli ultimi tre anni aveva subito tre incidenti che lo avevano portato a urtare il bulbo, ma l’armatore non aveva mai fatto ispezionare la barca da un perito.

La causa della perdita del bulbo, suppongono gli esperti sia dovuta alla rottura dei dadi che serravano i bulloni prigionieri del bulbo. “Un certo numero di bulloni della chiglia erano rotti - ha detto Lickley – e lo erano da mesi. La barca era quindi già in una situazione critica prima che fosse consegnata all’equipaggio che ne è rimasto vittima.”

Il procuratore ha anche raccontato come quando l’equipaggio che stava combattendo contro una burrasca, si accorse che c’era dell’acqua in sentina e scrisse a Innes per avvisarlo e chiedergli cosa avrebbero potuto fare e lui, che ricevette l’email sul suo telefonino mentre era al Pub, invece di avvisare la Guardiacostiera, continuò a bere spostandosi poco dopo in un altro pub per continuare a bere. Solo più tardi, quando l’equipaggio lo chiamò con il satellitare, Innes avverti la guardia Costiera e disse all’equipaggio di controllare i prigionieri del bulbo, ma era troppo tardi, da li a poco il bulbo si sarebbe separato dallo scafo e questo si sarebbe capovolto all’istante.

Douglas Innes ha negato ogni addebito e ora la parola passa alla difesa.

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