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martedì 4 agosto 2020

Recuperata Orca, la barca coinvolta in una terribile collisione

Un errore di calcolo e la barca si scontra con una draga, all’interno la compagna del proprietario rimane intrappolata, per lei non ci sarà via di uscita

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Harwich, UK – Un anno fa a giugno, il Moody 31 Orca stava navigando con a bordo l’armatore e la sua compagna e coo-skipper appena fuori dal canale di Felixstowe, a nord di Harwich sulle coste orientali dell’Inghilterra, quando un incidente drammatico ne provocò l’immediato affondamento.

A circa 1,5 miglia di distanza l’armatore della barca vide sopraggiungere una draga, pensò che la nave avrebbe mantenuto la sua rotta, così impostò il suo pilota in modo da rimanere lontano da quel pericolo e tornò a occuparsi delle sue cose.

Nel frattempo sulla nave un primo ufficiale di plancia non guardò il radar perché si fidò di più della sua vista.

La draga cambiò rotta e l’ufficiale non vide “Orca”, né l’armatore della piccola ‘Orca’ guardò avanti per controllare che tutto procedesse secondo quanto da lui previsto. Nel giro di pochi minuti, la draga di 93,5 metri prese in pieno il piccolo Moody 31.

L’impatto fu terribile, al centro della barca si creò uno squarcio enorme, la compagna del proprietario della barca che si trovava all’interno venne scagliata sulla murata opposta e non ebbe il tempo di liberarsi dai vari oggetti che gli piombarono addosso mentre il piccolo Moody stava viaggiando verso il fondo del mare.

Quando la donna si liberò e riuscì a guadagnare l’uscita il suo giubbotto salvagente a iniezione non si aprì e non riuscì a risalire in superficie. L’uomo, che al momento dell’urto di trovava sul pozzetto, si gettò in mare dove venne recuperato dall’equipaggio della draga.


Ora il Marine Accident Investigation Branch, il dipartimento del Governo inglese incaricato di indagare sugli incidenti in mare, ha reso note le sue conclusioni e raccomandazioni.

1) La colpa del disastro è da imputare a entrambi gli equipaggi. Se l’uomo sulla barca e l’ufficiale della draga avessero osservato le procedure che avrebbero imposto al proprietario della barca di stare sempre di vedetta, soprattutto nel caso d’incrocio con un altro mezzo, e all’ufficiale di plancia di controllare anche il radar oltre a effettuare un controllo a vista, l’incidente non si sarebbe verificato e la donna sarebbe ancora viva.
2) Il sistema di gonfiaggio del giubbotto della donna non ha funzionato, una volta libera non è riuscita a risalire in superficie, segnandone la drammatica morte. Lo skipper dovrebbe garantire la manutenzione delle attrezzature di salvataggio e controllare spesso che queste non siano danneggiate.