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mercoledì 28 ottobre 2020

Niente tassa per chi vive in barca

Un emendamento stabilisce che chi vive in barca per motivi di salute è esentato dalla tassa

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Roma - Paola Francisco, ora è contenta, alla fine ha vinto la sua battaglia contro la tassa di stazionamento e questo le consentirà di rimanere in Italia. Paola e il marito hanno due figli, uno di sedici e uno di nove anni.
Niky, il ragazzo più grande, soffre di una malattia asmatica molto rara e per sopravvivere deve vivere in barca. I genitori, nove anni fa, hanno venduto tutto, comprato una vecchia barca di 26 metri e si sono trasferiti a vivere a bordo.

Non è una vita facile” dice Paola, ma la vita è diventata molto più difficile, quando si è saputo della tassa del decreto Salva Italia. Sulla prima stesura, i coniugi Francisco avrebbero dovuto pagare 11.600 euro di tassa, una cifra enorme se si pensa che vivono delle sponsorizzazioni che riescono a raccogliere per la loro attività a favore
dell’istruzione via telematica. Poi la tassa è stata portata a 2.000 euro, meglio, ma anche in questo caso, i sacrifici sarebbero stati grandi.

Avevamo deciso di andare all’estero, non ci potevamo permettere questa nuova tassa - spiega Paola - noi viviamo in barca per necessità e non per piacere, non siamo ricchi che vanno in crociera, questo per noi è il solo modo per far vivere nostro figlio."

Paola, non si arrende e scrive al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale risponde che interesserà del caso chi di competenza. “Non so se sia stata la nostra lettera di gennaio a muovere qualche cosa - dice la signora Francisco - ma fatto sta che il governo ha promulgato un emendamento che esonera chi vive in barca per questioni di salute, dal pagamento della tassa e noi siamo l’unico caso in Italia. Siamo veramente contenti.