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lunedì 26 ottobre 2020

Dufour 430, la prova in mare


Dufour 430, la prova in mare

Il Dufour 430, insieme al Dufour 390, è il primo modello di una nuova generazione di barche del cantiere francese
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Articolo Silver
Tipo Articolo
Silver
Formato file
PDF
Peso file
3 MB
Data pubblicazione
19 set 2020
Autore
Maurizio Anzillotti
Dufour 430, la prova in mare
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Il Dufour 430 viene presentato, insieme al Dufour 390, ai saloni autunnali del 2018 e arriva sul mercato con le prime consegne, nel 2019. Essendo il rappresentante di una nuova generazione di barche, che dominano l’inizio del terzo decennio degli anni 2000, il Dufour 430 presenta molte novità rispetto ai modelli della precedente generazione.

Disegnato come sempre dallo studio Felci, il Dufour 430 è sceso nella battaglia in corso tra i vari cantieri che si battono per avere volumi interni sempre maggiori.

In questo scontro progettuale, che sta caratterizzando le nuove imbarcazioni, ogni cantiere cerca la propria via verso l’originalità. C’è chi ha optato per i redan nella parte bassa dello scafo e chi invece per spigoli un po’ meno vistosi.

Anche Dufour ha studiato e creato la sua strategia singolare per avere volumi interni più grandi.

La via scelta dallo studio Felci è un gomito che varia l’angolo di salita del bordo libero a partire da qualche decina di centimetri sopra la linea di galleggiamento e che si estende da poppa a prua.

Perché gomito? Perché non è uno spigolo ben definito, piuttosto una curva dolce dello scafo, anche se l’effetto finale è lo stesso di uno spigolo, ovvero permette di allargare la parte bassa dell’opera morta.

Questa soluzione accresce ulteriormente il numero di centimetri al baglio massimo e crea dei volumi inusuali per barche di questa lunghezza. L’effetto si manifesta soprattutto nella cabina di prua, dove si ottiene spazio sufficiente per muoversi anche ai lati del letto centrale.

La nascita
Il Dufour 430 ha una particolarità: non sostituisce alcun modello precedente. Il suo compito non è rinnovare la gamma - cosa che comunque fa - ma ricoprire un posto lasciato libero e di cui si cominciava a sentire la mancanza. Infatti prima dell’arrivo del 430, nella serie Dufour si passava dal 412 al 460 senza soluzione di continuità.

Un divario importante che ha privato il cantiere della possibilità di accontentare tutti coloro che erano interessati alla fascia 42 - 44 piedi.

Ora con il 430 e il prossimo arrivo del 470 che sostituirà il 460, si ristabilisce un’importante continuità di gamma.

Il profilo
Oltre al gomito nello scafo, nel 430 troviamo un'altra particolarità comune anche agli altri nuovi modelli del cantiere: una tuga molto bassa e filante che dona un bell’aspetto sportivo alla barca, ma che non la penalizza in termini di comodità. Una tuga sportiva è una tuga bassa e questo comporta degli interni senza altezza e un po’ angusti, tuttavia se si entra nel 430 la sensazione è al contrario di grande spazio e tanta luce. Il risultato è stato ottenuto grazie a un piccolo trucco.

La tuga è più bassa, ma l’altezza totale della barca non è diminuita, perché si è invece aumentata l’altezza del bordo libero. Dunque, un bordo libero più alto dovrebbe appesantire la linea della barca, ma questo non accade grazie alla modanatura a rilievo che si trova a mezzo scafo e taglia la salita della murata, rendendola meno ingombrante alla vista.

La coperta
L’esemplare messoci a disposizione dal centro prove Dufour di Marina Punta Faro a Lignano era allestito in versione crociera con la rotaia del fiocco autovirante e quella del trasto della randa. Partendo da prua, abbiamo trovato un gavone delle ancore piuttosto grande, capace di raccogliere tra gli 80 e i 100 metri di catena, pur non essendo particolarmente profondo.

Il triangolo di prua è molto spazioso sia per lavorarci che per sdraiarsi a prendere il sole. Caratteristica di questa nuova generazione di barche è la falchetta che è integrata allo scafo. Incassati nella falchetta ci sono dei led, che illuminano il ponte senza infastidire il timoniere. È un piccolo particolare, ma molto utile perché aiutano quando di notte bisogna spostarsi da poppa a prua.

La tuga, come abbiamo detto, è bassa e arrotondata ai lati. Alla sua estremità prodiera, troviamo la prima delle molte finestrature della barca. Questa in particolare guarda nella cabina armatoriale e con il passauomo sul triangolo di prua, garantiscono luce naturale in abbondanza all’interno.

Addossata all’albero, un'altra grande finestratura corre attraverso la tuga da parte a parte e illumina la cucina sottostante, che in questo modello può essere posizionata trasversalmente allo scafo, tra la cabina armatoriale di prua e la dinette. Sorprendentemente la tuga è totalmente sgombra da rinvii, che invece viaggiano sotto calandra sino alle batterie di stopper poste di fianco al tambuccio.

I passavanti sono grandi e comodi da percorrere. In particolare, l’accesso dal passavanti al pozzetto è ben studiato e rimane molto largo sino a poppa, favorendo così non solo la seduta del timoniere, ma anche il passaggio dal ponte di coperta al piano di calpestio.

Pozzetto
Il pozzetto è molto ampio e lo spazio è ben ripartito tra ospiti ed equipaggio. A poppa c’è la zona dedicata al timoniere che ha due postazioni caratterizzate da colonnine in alluminio di nuova concezione, molto più piacevoli a vedersi di quelle vecchie in vetroresina. A poppavia delle ruote, la seduta del timoniere è una lunga panca che va da una parte all’altra del pozzetto e che nasconde la cucina di poppa.

Alla cucina si lavora stando in piedi sulla plancetta, alla quale si accede da una apertura che si trova sulla dritta del pozzetto. A disposizione del cuoco un grill, un lavello e un piano di lavoro. La plancetta è particolarmente profonda grazie a un nuovo modo di incernierare lo specchio di poppa alla barca e una volta aperta, rimane sollevata a circa 30 centimetri dall’acqua. Per risalire dopo un tuffo, si passa per la scaletta in acciaio con due maniglie integrate.
La chiusura del tambuccio è ad ante. Questa scelta per le barche da crociera è sicuramente più comoda, si eliminano così le due parti della baionetta da andare a riporre sottocoperta.

Novità di questa generazione Dufour che si nota subito sul 430, è il carter per lo sprayhood: un recesso che accoglie la cappottina quando è chiusa. Il carter non è particolarmente profondo e non nasconde totalmente lo sprayhood, ma contribuisce a dare una sensazione di ordine e pulizia in coperta.

Attrezzatura di coperta e piano velico
Il piano velico del Dufour 430 è la classica combinazione da crociera, 83 mq divisi tra 52 mq di randa e 40 mq di genoa, mentre se si decide di montare il fiocco si scende a 74 mq. Il che non è molto per una barca di 12,50 metri allo scafo e 9.700 chili di peso. La randa è controllata per mezzo di una scotta con circuito alla tedesca e un trasto che scorre su di una lunga rotaia sulla tuga. C’è anche una versione più sportiva dove la scotta di randa passa per un bozzello che si trova al centro del piano di calpestio del pozzetto, tra le due ruote.

I due winch del genoa sono a poppa, a portata di mano del timoniere, mentre i winch che servono randa e rinvii sono sulla tuga. Questa disposizione prevede che a bordo ci siano almeno due persone che sappiano lavorare ai winch, di contro però il controllo delle vele è molto più accurato e veloce di quello che potrebbe essere se parte dei rinvii e le scotte di entrambe le vele arrivassero ai winch di poppa e fossero gestiti attraverso degli stopper, come accade su alcune barche della concorrenza.

Il paterazzo è sdoppiato e si può regolare attraverso un paranco posto sul braccio di sinistra dello strallo di poppa.

La prova in mare
La barca da noi provata era armata un fiocco autovirante e una randa steccata a basso allunamento per una superficie velica totale di 74 mq. Con un genoa tradizionale la superficie velica sale di 9 mq, oltre il 10%. Il vento era ballerino tra gli 8 e i 12 nodi.

In queste condizioni la barca si è comportata molto bene in relazione al suo piano velico, come si vede anche dalle immagini del video collegato a questa prova e abbiamo toccato i 7,5 - 7,6 nodi. I timoni sono morbidi e la pala unica consente un controllo perfetto dello scafo che risponde rapido e preciso. Non avere la scotta di randa ai winch davanti alla timoneria, obbliga ad avere qualcun’altro a bordo in grado di cazzare o lascare la scotta randa, servita dai winch di tuga.

La barca è molto veloce, lo si riscontra anche nella navigazione a motore dove - grazie anche all’elica a pale orientabili Autoprop della Bruntons che la barca montava - il Dufour 430 ha toccato i 9,3 nodi e ha dimostrato di poter viaggiare a circa 8,5 nodi di crociera, una velocità decisamente elevata. Senza Autoprop perde circa 1,5 nodi.
Con arie molto leggere consigliamo di issare un code 0, il grande genoa leggero che vi permetterà di veleggiare a velocità soddisfacenti anche quando il vento è sotto gli 8 nodi.

Negli stessi giorni in cui abbiamo provato il 430, abbiamo avuto l’opportunità di provare il Dufour 390 armato con un pacchetto Grand Prix che dota la barca di vele triradiali e con un genoa al 110%. Grazie a questo armo, il 390 ha dimostrato migliori prestazioni del 430 in condizioni di vento simili.

La barca è comunque veloce perché le scelte di Felci hanno creato degli scafi particolarmente performanti, ma se si vuole sfruttare al meglio le doti di questo scafo per divertirsi a vela, allora bisogna optare per il pacchetto Grand Prix e al limite, montare un verricello elettrico per issare la randa. A quel punto la barca diventerà veramente molto piacevole da portare.

Interni
Quando si scende sottocoperta la prima cosa che si nota è la luminosità. La barca è inondata di luce naturale grazie agli oblò laterali e alle grandi finestrature della tuga.

Il Dufour 430 inaugura la cucina trasversale posta tra cabina armatoriale e dinette, anche nei modelli sotto i 46 piedi. Questo layout finora era riservato solo alle barche più grandi.

La cucina trasversale offre diversi vantaggi. Il primo è la maggiore riservatezza della cabina di prua, che rimane divisa dalla dinette, proprio dalla cucina; secondariamente questa disposizione offre più spazio, perché la cucina occupa tutta la larghezza della barca ed è meglio distribuita.

Nella dinette vera e propria troviamo un grande divano con tavolo, entrambi classici e ben dimensionati. Più originale il divanetto due posti, sull’altra murata che ha la possibilità di allungarsi e diventare un qualcosa di molto simile a una chaise longue sulla quale leggere un libro o conversare con chi sta in cucina.

Il tavolo da carteggio è a scomparsa. Si trova sotto l’ultimo cuscino del divano e si può alzare o diversamente tenere basso e a quel punto diventa parte integrante del divano. Il tavolo da carteggio nelle barche è ormai desueto e raramente viene alzato, tutto a vantaggio dello spazio in dinette.

Le cabine, a seconda del layout, possono essere tre o quattro, mentre i bagni sono sempre due. Nella versione charter la cucina migra sulla murata di dritta per lasciare spazio a una cabina con letti a castello, posta appena prima di questa.

La cosa molto interessante è che anche in quest’ultima versione, le cabine principali rimangono uguali, ampie e confortevoli e con molto spazio di stivaggio. Analogo discorso per i bagni che sono molto grandi anche se non hanno il box doccia separato.

Conclusioni
Nel Dufour 430 ci sono alcuni particolari, che come sempre accade, potrebbero essere migliorati, ne è un esempio il pistone che aiuta il sollevamento della piattaforma da bagno, che a nostro parere è sottodimensionato e di bassa qualità.

Forse è una stupidaggine, ma una stupidaggine che domani porterà un fastidio e che si potrebbe eliminare spendendo pochi euro di più.

Tuttavia, in ultima analisi con questo modello il design della Dufour raggiunge un altro apice e scopre altri modi per essere comodi a bordo di una barca, senza penalizzare le prestazioni.