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martedì 22 settembre 2020

Il furto in una barca diventa reato grave

Il tribunale di Genova, rifacendosi a una sentenza della cassazione, ha condannato due ladri assimilando il furto su due barche al furto in casa

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Genova – Il 20 maggio scorso una sentenza della corte di Cassazione ha cambiato la fisionomia del reato di furto in un’imbarcazione.

Questo prima della sentenza era perseguito secondo quanto dettato dall’articolo 624 del codice penale, che riguardava il furto generico, ovvero furti come possono essere quelli commessi su di un’autovettura.

L’ultima sentenza emessa della cassazione ha cambiato la natura del reato partendo dalla constatazione che le imbarcazioni sono luoghi chiusi in cui si può soggiornare per più tempo. Nelle barche si custodiscono beni personali di valore economico e affettivo e queste vanno assimilate alla seconda casa e quindi considerate “privata dimora”. Questa considerazione ha fatto sì che il reato da furto generico passi a quello ben più grave di furto in abitazione perseguito in base all’articolo 624 bis del codice penale.

Il reato di furto generico era sanzionato con la reclusione da due a quattro anni con la possibilità di godere della condizionale, mentre il reato di furto in abitazione art.624 bis c.p. è punibile con la reclusione da quattro a sette anni senza la possibilità, in mancanza di attenuanti, di godere della condizionale.

La Corte di Cassazione che stava giudicando un imputato per il furto compiuto su due imbarcazioni nel porto di Genova, lo ha ritenuto colpevole di aver violato l’art. 624 bis e non il 624 come richiesto dalla difesa.

I ladri di barometri e binocoli che infestano alcuni porti italiani, sono avvertiti.