SVN logo
SVN solovelanet
sabato 24 ottobre 2020

Il leasing nautico italiano prossimo alla fine

La comunità europea cancella il leasing nautico agevolato con l’IVA all’11%. I francesi si oppongono e si rifiutano di aderire alla richiesta europea, gli italiani fanno lo stesso, ma la presidenza del senato si oppone e fa fallire il tentativo di resistenza

Abbonamenti SVN
ADV
Roma – Qualche mese fa un commissario europeo si è opposto al sistema forfettario di calcolo che sottostà al leasing agevolato nella comunità europea cambiando le regole. Regole che non permetteranno più di usufruire di questa indispensabile agevolazione per poter continuare a vendere imbarcazioni da diporto.

Lo Stato francese si è subito opposto e ha fatto sapere di non poter aderire alle richieste del commissario e che continuerà a utilizzare lo strumento del leasing. In Italia, da prima il governo ha fatto orecchi da mercante, poi si è dato da fare e ha approntato un pacchetto di misure contenute in un pacchetto di norme necessarie a evitare la fine del leasing.

Queste sono state approvate dalla Commissione Bilancio, inserite dal Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri nel maxi emendamento del Governo e, infine, approvate dalla Ragioneria dello Stato, ma alla fine, inspiegabilmente, su richiesta della Presidenza del Senato, le misure sono state cancellate dal testo subito prima del voto di fiducia.

L’atto della presidenza del senato che fa capo al presidente del Senato, la senatrice di Forza Italia Maria Elisabetta Alberti Casellati, è destinato ad avere delle gravi ripercussioni sul mercato e sicuramente a danneggiare l’erario.

Chi non potrà più usufruire del leasing agevolato in Italia sceglierà di immatricolare in Francia come si faceva prima dell’accoglimento anche in Italia delle norme del leasing nautico. Questo significa che tutta l’IVA che grava sulle barche e le tasse conseguenti, andranno in Francia.

L’azione della presidenza del senato è poco comprensibile e ha il sapore della ripicca politica. Una decisione da molti vista come un’azione per mettere in difficoltà il governo, dimostrando per l’ennesima volta come in Italia la politica non riesca mai a mettere al primo posto l’interesse del paese.