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mercoledì 21 ottobre 2020

In 35.000 non possono recarsi alle urne

Secondo Ipsema, la colpa è da attribuire allo Stato che non attribuisce al settore marittimo il giusto inquadramento che merita

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Roma - Nel rovente clima elettorale di questi giorni, una delle questioni su cui mondo politico e opinione pubblica si sono battuti con insistenza, è stata l'affluenza alle urne. Proprio a tal riguardo, ecco emergere un paradosso del nostro Paese: trentacinquemila lavoratori marittimi non si sono potuti recare alle urne.
Il motivo? A spiegarlo è stato Antonio Parlato, presidente dell'Ipsema (Istituto di previdenza per il settore marittimo), che ha posto l'accento sulla mancanza di una giurisdizione adeguata che permetta alla categoria di votare. “Siamo uno dei pochi paesi a non avere trovato una soluzione al problema. Eppure gli esempi positivi - ha detto Parlato - non mancano. Nel 2005 la Polonia ha approvato una legge a riguardo, seguita dall'Estonia che ha inserito nella costituzione il diritto a votare per i lavoratori naviganti. Due anni fa, anche il Belgio ha adottato il voto elettronico per chi si trova su una nave durante il periodo elettorale. Solo la Gran Bretagna è nelle nostre desolanti condizioni”.
Parlato imputa questa mancanza dello Stato alla scarsa considerazione riservata al comparto. “In Italia - ha continuato Parlato - manca una visione organica del settore marittimo. Non penso alla malafede. A differenza di altre professioni, i marittimi non sono collocabili in uno schieramento. Si faccia qualcosa, insomma. E' possibile che si voti nelle carceri, mentre invece questo diritto su una nave sia negato?”.