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giovedì 22 ottobre 2020

Il giro del mondo a sedici anni

Nonostante la giovane età, Mike ha già un discreto curriculum alle spalle. Ha iniziato a navigare a sette anni e, soprattutto, quando ne aveva soltanto quattordici ha attraversato in solitario l'Atlantico

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Portsmouth - “Non posso guidare la macchina, ma posso circumnavigare il globo in solitario”. Con tono quasi ironico Mike Perham, giovane skipper di appena sedici anni, presenta la sua nuova sfida, un'avventura che gli permetterebbe di entrare nel libro dei record. Il ragazzo britannico, infatti, nei prossimi giorni salperà da Portsmouth, in Inghilterra, con l'obiettivo di compiere il giro del mondo a bordo di un Open 50.
Nonostante la giovane età, Mike ha già un discreto curriculum alle spalle. Ha iniziato a navigare a sette anni e, soprattutto, quando ne aveva soltanto quattordici ha attraversato in solitario l'Atlantico, da Gibilterra ad Antigua. Il tentativo sarà sponsorizzato dalla casa di calzature per bambini Skechers e dovrebbe durare circa quattro mesi. “Tante persone - ha detto Mike - mi chiedono perchè voglio intraprendere questo viaggio. Non lo faccio solo per me ma anche per spronare i miei coetanei a svegliarsi e fare qualcosa di fantastico”.
Mike viene da una famiglia di marinai. Il padre, Peter, si unì alla marina inglese quando aveva sedici anni e lo ha introdotto nel mondo della vela, portandolo a navigare su un dinghy intorno all'isola di Wight. Ha dichiarato di non essere troppo preoccupato per la nuova avventura del figlio. Difficile credergli. “Mia moglie è agitata - ha raccontato Peter - ma io no. Se solo pensassi un attimo che potrebbe non tornare a casa, non gli permetterei di salpare”. In trepidazione, semmai, è lo stesso Mike, soprattutto ipotizzando alcuni problemi che potrebbero capitargli durante il viaggio, come salire in testa d'albero in condizioni di mare impegnative. La sfida con gli oceani, però, è troppo affascinante dal farlo desistere: “Proverò a combattere la solitudine - ha concluso il giovane velista - attraverso le e-mail, la webcam e il telefono satellitare. Ma in Oceano, fondamentalmente, si è da soli. Con la barca e il mare”.