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America’s Cup, cosa bolle in pentola

Fermate le barche fino alla prossima settimana, questo quanto ha chiesto ieri l’AC Review Committee, la commissione d’inchiesta dell'America's Cup

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San Francisco - Per quanto ci si sforzi di far sembrare che tutto proceda come da copione, nel multimilionario circo della Coppa America, qualcosa sta bollendo in pentola e deve essere qualche cosa di grosso, per giustificare la richiesta dell’AC Review Committee di fermare le barche, Ac45 compresi, sino alla prossima settimana.

Per questa mattina a San Francisco (nel pomeriggio ora italiana), è prevista una riunione con tutti i team, l’importanza della quale è sottolineata dal fatto che Patrizio Bertelli abbia lasciato i suoi affari per prendere una aereo e presenziare al meeting.

Il tema della riunione non è stato reso noto, ma non ci vuole molta immaginazione per capire che si parlerà di sicurezza.

A San Francisco l’atmosfera è quasi surreale, è come se improvvisamente, il comitato organizzatore e il team Oracle, si siano svegliati da un lungo sonno e abbiamo preso coscienza che quanto chiedevano i team in fatto di sicurezza non erano capricci, ma richieste fondate.

La Louis Vuitton Cup e l’America’s Cup non sono mai state così in pericolo. Con solo tre sfidanti, ci vuole poco perché la 34° edizione della Coppa si trasformi in un fallimento storico.

In molti, oggi, si chiedono come sia possibile che fior di regatanti, gente che ha sulle spalle diverse edizioni di coppa e regate di ogni genere e che ha la possibilità di avere i migliori consulenti del mondo in fatto di sicurezza, possa aver tanto sottovalutato questo aspetto.

Non ci vuole molto a capire che un mostro di barca come un AC 72 lungo 22 metri, largo 14 e, soprattutto, alto 40 metri, lanciato a 40 nodi, possa rappresentare un pericolo per chiunque. Una barca di queste dimensioni con un dislocamento di 5,7 tonnellate, è come una foglia nel mezzo di una burrasca, basta nulla per farle prendere il volo e farla scuffiare.

Quando un AC 72 naviga di bolina, andatura con la quale può raggiungere e superare i 20 nodi, l’equipaggio si trova a un’altezza variabile tra i 7 e gli 11 metri. Nel momento in cui la barca scuffia e lo scafo sotto vento raggiunge la massima altezza, gli uomini si trovano a 14 metri dalla superficie del mare, ovvero al quarto piano di un palazzo.

Una caduta da quell’altezza, sotto la spinta di una forza di diverse tonnellate sprigionata dalla barca che si pianta in acqua, ha un’alta percentuale di possibilità di avere conseguenze drammatiche. Poco importa che l’equipaggio indossi caschi di protezione e equipaggiamento antiurto, in queste condizioni, non si scivola sull’asfalto come fa un corridore di motoGP, ma si viene lanciati contro un muro fatto di acqua, o contro un cavo di carbonio.

Al Comitato Organizzatore, più volte sono arrivati suggerimenti sul da farsi, suggerimenti che poi si sono trasformati in richieste formali.

A riguardo, gli uomini di Luna Rossa hanno le idee chiare e chiedono limiti precisi per le condizioni meteo in cui si regata. Bertelli, nella sua intervista al quotidiano La Stampa di qualche giorno fa, è stato chiaro, “con 20 nodi di vento le barche sono sicure, con 33 no”.

Secondo Bertelli, andrebbe rivisto anche il calendario delle regate. Luglio e agosto, nella baia di San Francisco sono mesi molto ventosi. Se si dovesse mettere un limite alle condizioni meteo intorno, si rischierebbe di vedere spostare molte regate, cosa che le reti televisive non gradiscono.

Le altre richieste di Luna Rossa riguardano l’organizzazione dei soccorsi. Intorno al campo di regata andrebbero messi dei mezzi con dei sommozzatori a bordo, del personale addestrato nella rianimazione e aggiungiamo noi, un’eliambulanza dovrebbe essere sempre pronta per il trasporto immediato di un ferito. Si ricordi che nel caso di Artemis, i feriti sono stati portati in una struttura ricreativa del porto che sicuramente non è l’ideale per dare assistenza un ferito grave.