Taranto – Il pericolo è scongiurato, ma questa volta si è andati veramente vicino al disastro ambientale per la città di Taranto. Per un errore a bordo della Est Castle, una nave mercantile battente bandiera panamense, sono state aperte le valvole delle cisterne di greggio, invece di quelle dell'acqua, e nelle acque del porto, nel bacino del Mar Grande, sono finite 20 tonnellate di gasolio pesante. Fortunatamente, Capitaneria di Porto e mezzi di soccorso, sono stati tempestivi e come è scattato l'allarme hanno circondato la zona con le barriere protettive e circoscritto l'area del danno, ma fatto sta che ora il bacino portuale è coperto da una spessa crosta di petrolio nero come lo scafo della nave che lo ha riversato in mare.
Sarebbe bastato un ritardo nel lanciare l'allarme o nell'intervento delle squadre di soccorso e il greggio sarebbe finito in mare aperto, creando danni difficilmente calcolabili.
Si ripropone, con il caso dell'Est Castle, il problema delle navi battenti bandiere ombra come quella panamense. Queste sfuggono a ogni regola vigente per le nostre navi: possono imbarcare personale non qualificato, sotto pagato e sottoposto a turni di lavoro lunghissimi, tutti elementi che fanno salire notevolmente la soglia di rischio che uno di questi lavoratori, possa compiere un errore come quello avvenuto nei giorni scorsi nel porto di Taranto.
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