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Coppa America, cosa successe nell’edizione del 1893

In attesa della 32esima edizione di Coppa America, che avrà luogo a Valencia in Spagna, vediamo cosa successe nell'edizione del 1893 a New York negli Stati Uniti

Torqeedo
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1893: inizia l'era degli incredibili 90 piedi

La Coppa è ancora custodita all'interno della sede del New York Yacht Club; gli sfidanti sconfitti sono ormai tanti e buona parte della popolazione comincia a seguire l'evento con grande interesse. Gli inglesi, sconfitti nel 1887, annunciano la loro intenzione di tornare nel nuovo continente per riportare a casa la Coppa delle Cento Ghinee e il cuore dell'America sportiva inizia a palpitare per Nathanael Herreshoff, progettista e timoniere di belle speranze, desideroso di entrare nel mondo della vela che conta.

Accettata la nuova sfida anglosassone, il New York Yacht Club chiamò Oliver Iselin, noto imprenditore, abile organizzatore e velista di buon livello. Dopo una rapida discussione, Iselin accettò di guidare il sindacato che avrebbe difeso la Coppa, chiamando come capo progettista proprio Herreshoff.

Dopo pochi mesi venne iniziata la costruzione del “Vigilant”, uno sloop lungo novanta piedi, costruito nel pieno rispetto del nuovo regolamento della competizione. Il varo, cui presenziarono migliaia di persone, avvenne nelle prime settimane del 1893, poco tempo prima dell'importante appuntamento.

Gli inglesi, dal canto loro, erano più che mai convinti di poter raggiungere l'obiettivo. Per fare ciò si preparavano a varare il “Valkyrie II”, lo yacht armato dal Conte di Dunraven, sul cui albero sventolava il vessillo del Royal Yacht Squadron.

George Lennox Watson, progettista del challenge, aveva lavorato alacremente ai disegni della barca; sapendo che gli americani potevano contare sulla miglior conoscenza del campo di regata, doveva tirar fuori qualcosa di più dalle linee d'acqua del suo scafo.

Il momento tanto atteso arrivò e la sfida infiammò gli animi degli spettatori presenti, parte dei quali affollavano il mare a bordo di imbarcazioni più o meno improvvisate.

La battaglia fu vera e combattuta: gli inglesi partirono forte e presero la testa della prima regata. Il vantaggio ormai cospicuo, venne improvvisamente cancellato dalla scomparsa del vento, situazione che obbligò la Giuria ad annullare la prova.

Nuova partenza e “Vigilant” subito al comando. Herrsehoff amministrò sapientemente le poche lunghezze guadagnate, rispondendo ad ogni mossa dell'avversario con notevole sapienza tattica. L'uno a zero era cosa fatta.

Il due a zero arrivò quasi senza fatica, grazie ad un vantaggio di oltre dieci minuti, maturato durante la difficile navigazione svolta in regime di brezze leggere.

Il “Valkyrie” faceva comunque paura. Il ricordo della prima prova annullata e l'esperienza del suo equipaggio, non lasciavano tranquilli gli uomini di Iselin che si preparavano ad affrontare la sfida della possibile vittoria.

Il Conte di Dunraven, skipper del “Valkyrie”, consapevole di giocarsi il tutto per tutto, forzò la partenza, oltrepassando la linea con tempismo perfetto. Gli inglesi condussero per tutta la regata, mentre il vento aumentava a dismisura. L'ultimo lato si presentava particolarmente impegnativo. Herreshoff decise di issare lo spinnaker, tenendo a riva lo stay-sail e tutta la randa. Spinta da oltre trenta nodi di vento, il “Vigilant” raggiunse, affiancò e superò l'avversario, anticipandolo di soli quaranta secondi sul traguardo.

Il terzo punto era conquistato e la Coppa difesa. Un polemico Conte di Dunraven, dopo essersi complimentato con i vincitori e aver annunciato una nuova sfida per il 1895, sottolineò che le regate erano state in parte condizionate dall'incredibile numero di appassionati presenti tra le boe, dando il là al primo caso di intemperanza sportiva balzato alle cronache.


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