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Coppa America, cosa successe nell’edizione del 1980

In attesa della 32esima edizione di Coppa America, che avrà luogo a Valencia in Spagna, vediamo cosa successe nell'edizione del 1980 a Newport negli Stati Uniti

Torqeedo
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1980: gli australiani prendono le “misure”

Per niente scoraggiato dalla bruciante sconfitta patita tre anni prima, quando il suo “Australia” era stato battuto per 4 a 0 da “Courageous”, Alan Bond tornò alla carica nel 1980.

La barca, modificata e rimodernata, era sempre la stessa, ma il pozzetto aveva subito pesanti cambiamenti: nel ruolo di tattico, all'esperto Jim Hardy, impegnato come timoniere, era stato affiancato un giovane velaio destinato a diventare uno dei velisti più famosi di sempre, John Bertrand.

Gli australiani non erano gli unici sfidanti; a voler contendere la Coppa agli statunitensi, infatti, erano anche gli svedesi, capitanati dall'argento olimpico Pelle Pettersson, e i francesi, guidati da Marcel Bich e dal timoniere Bruno Troublè; la lista era completata dagli inglesi di “Lionheart”, di nuovo tra i protagonisti dopo sedici anni di assenza.

Proprio quest'ultima era la barca più rivoluzionaria: il particolare albero a banana gli consentiva di armare una randa molto più grande rispetto a quella degli avversari, dato che le regole di stazza rapportavano l'infieritura della vela maestra alla misura rilevata tra la penna e la trozza del boma. Nonostante questo artifizio, gli inglesi vennero eliminati in semifinale dai francesi per 4 a 3, medesimo punteggio con cui gli australiani si sbarazzarono di “Sverige”.

La finale tra i due sfidanti non riservò troppe sorprese: “Australia” umiliò “France III” (4-1) al punto che il barone Bich, giunto alla quarta infruttuosa campagna, annunciò il suo ritiro dalle competizioni.

La presenza di tre sindacati, obbligò anche gli americani a far svolgere delle regate di selezione; a fronteggiarsi furono “Freedom”, “Clipper” e “Courageous”, alla sua terza campagna. La prima, disegnata da Sparkman & Stephens per il New York Yacht Club, era timonata da un giovane Dennis Conner ed era invelata dalla North Sails con vele confezionate nei nuovissimi tessuti chiamati Kevlar e Mylar; la seconda, progettata da David Pedrick, affidava il proprio destino alla coppia formata dal timoniere Russell Long e dal tattico Anthony Parker, sostituito in corsa da Tom Blackaller; l'ultima, ormai sorpassata, confidava nell'esperienza di Ted Turner, quel “Capitan Oltraggio” che l'aveva guidata al successo tre anni prima.

A spuntarla, piegando la strenua resistenza di “Clipper”, fu “Freedom” che il 16 settembre scese in acqua per disputare il primo match contro “Australia”, cui, nel frattempo, era stato sostituito l'albero con uno analogo a quello di “Lionheart”. La regata, disputata con venti leggeri, venne vinta da un aggressivo Dennis Conner che, dopo l'annullamento per bonaccia della manche successiva, fu raggiunto sull'1 a 1 al termine di una vera e propria battaglia, conclusasi all'imbrunire.

Il mutare delle condizioni meteo, caratterizzate da brezze comprese tra i dieci e i quindi nodi, si rivelò determinante ai fini della sfida: “Freedom”, a suo agio con i venti medi, si dimostrò molto più veloce di “Australia”, conquistando i tre punti necessari per difendere la Coppa.

Alan Bond, battuto ma non domo, lasciò gli Stati Uniti non senza polemizzare con l'organizzazione e con la Giuria, presieduta da Beppe Croce; qualcosa, però, nel rapporto delle forze era cambiato e il mondo se ne sarebbe accorto tre anni dopo.


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