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Polemiche sulla libertà di noleggio

Per i privati, per fare lo skipper, basta la patente nautica

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Roma - Poco più di una settimana fa, al Senato è stato votato il maxi emendamento al decreto sulle liberalizzazioni. In questo, oltre alla revisione della tassa di stazionamento sulle barche che è stata trasformata in tassa di possesso e ridotta notevolmente, c’era un articolo che riguardava il noleggio. Qui si stabiliva che l’armatore privato, può noleggiare la propria imbarcazione in modo saltuario. Per definire cosa è saltuario, è stato posto un limite ai ricavi che si possono avere dal noleggio della barca: 30.000 euro. Una cifra esigua, se si ha una barca a motore, un'intera stagione di lavoro se si noleggia un nove metri a vela.

Quello che sta suscitando la maggior parte delle polemiche, non è la norma in se stessa, nella quale le società di noleggio non vedono una vera e propria minaccia, ma la differenza di trattamento tra l’armatore privato e la società di charter. Lo skipper ingaggiato dal privato, per noleggiare la propria imbarcazione, può essere un privato cittadino munito di patente nautica, mentre, colui che viene ingaggiato da una società di charter, deve essere iscritto alla Gente di Mare e avere una numerosa serie di autorizzazioni. La conseguenza è che le società di charter hanno forti difficoltà a trovare degli skipper e quando li trovano li devono pagare delle cifre molto superiori a quello che potrà fare il privato. Ciò, logicamente, determina una concorrenza non equilibrata.