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martedì 11 agosto 2020

Ocean Race, l’origine

Volvo Ocean Race – Dongfeng nell’edizione del 2017-2018
La Whitbread del 1989 dove partecipò Maiden con un equipaggio tutto femminile
Imoca 60, la seconda classe della Ocean Race

Con questo articolo di Massimiliano Cusimano si apre una piccola serie dedicata a quanto avvenuto in una delle regate più avvincenti della storia della vela. Dalla prossima settimana, ogni articolo racconterà una storia accaduta nella pazza corsa intorno al mondo.

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Sulla scia della Golden Globe Race del 1969 per solitari, il navigatore Anthony Churchill, editore di Yachting and Boating Weekly, e Guy Pearce, anche lui uomo di mare, ebbero l’idea di organizzare una regata velica intorno al mondo per equipaggi con partenza e arrivo dalla città inglese di Portsmouth.

Voler sfruttare i cosiddetti “venti prevalenti” che avevano dato impulso alla navigazione commerciale in oceano nei secoli precedenti ebbe subito largo consenso tra i navigatori di quegli anni, ma l’ambizioso progetto non trovava uno sponsor e fu solo quando la Marina Britannica, attraverso la Royal Naval Sailing Association, e il colosso mondiale della birra Whitbread decisero di finanziare l’iniziativa che iniziò a prendere forma.

Fu così che nel settembre del 1973 si ebbe la prima edizione della Whitbread Round the World Race, che da allora si svolge ogni 4 anni su un percorso che se all’inizio prevedeva una navigazione di 26.000 miglia, oggi ne copre circa 45.000 in 11 tappe.

La Whitbread Round the World Race negli anni 90 cambierà sponsor e nome diventando la Volvo Ocean Race, dal nome del nuovo finanziatore Volvo, sino al 2019 quando, in seguito alla decisione della casa automobilistica di voler abbandonare la regata, viene rilevata da alcuni manager dell’evento stesso e in assenza di sponsor diventa la Ocean Race.

I più grandi velisti che vi hanno partecipato nel corso di quasi 50 anni, hanno vissuto l’Ocean Race come una vera e propria ossessione, preparando le barche e affinando le proprie tecniche di navigazione per riuscire ad arrivare nelle migliori condizioni alla partenza di questa competizione unica al mondo.

“Relentless”, ovvero “incessante”, questa è la definizione che i grandi della vela danno all’Ocean Race. Una competizione che per i nove mesi successivi alla partenza mette alla prova mezzi, risorse e uomini come nessun’altra. Considerata il punto di incontro tra competizione ai massimi livelli e avventura estrema, la Ocean Race è la ricerca spasmodica, in qualsiasi condizione atmosferica e per ventiquattro ore al giorno, di quel piccolo vantaggio che può fare la grande differenza all’arrivo.

Un distacco al fotofinish tra la prima e la seconda barca pari allo 0,0088% della durata della regata si è registrato nel giugno del 2018 quando, all’arrivo dell’ultima edizione della Volvo Ocean Race, dopo 126 giorni di navigazione l’equipaggio di Charles Caudrelier su Dongfeng ha tagliato il traguardo 16 minuti prima dell’equipaggio di Xabi Fernández su Mapfre.

Moltissimi sono i record superati dagli equipaggi della Ocean Race, oltre alle percorrenze più lunghe negli oceani del sud, pari a 12.500 miglia nell’ultima edizione, anche i record di velocità a vela fino a questo momento impensabili su barche di “soli” 65 piedi, pari a un massimo di 38 nodi registrato dal team Camper nell’edizione 2011-12 e, non ultimo, il record di percorrenza sulle ventiquattro ore di 602 miglia ad una media di 25 nodi del Team AkzoNobel nel 2018.

L’Ocean Race è una competizione in continua evoluzione, connubio tra la tecnologia delle barche e la capacità e la determinazione degli uomini e donne che decidono di affrontarla. Lontanissima dal concetto di regata “comoda” con cabine con letti con tanto di materassi e cibo e acqua in abbondanza come accade sulla maggior parte delle barche che fanno regate d’altura, alla Ocean Race si vive in gusci di carbonio dove le vibrazioni e il rumore sono insopportabili, si dorme su cuccette mentre si vola a oltre 25 nodi su onde alte metri e metri circondati dai più sofisticati sistemi elettronici di cui si può disporre oggi su di una barca e dove il cibo liofilizzato e barrette proteiche sono l’unica forma di sostentamento per mesi di navigazione.

La prossima edizione del 2021-22, la prima gestita dalla nuova proprietà, vede l’introduzione dei foil e l’introduzione di una seconda classe di barche, gli IMOCA 60, che, appunto, hanno i foil.

Quindi due classi a confronto: i collaudati e coriacei monoscafi VO65 che hanno dato un’ottima prova di se nelle ultime due edizioni della Volvo Ocean Race, e i moderni e leggeri IMOCA60, signori del Vendèe Globe.

Le due classi avranno due classifiche diverse e daranno vita a una grande sfida per stabilire quale sia la barca migliore per un’avventura estrema come quella vissuta nella Ocean Race.

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Ocean Race oggi è considerato uno degli eventi di rilevanza mondiale per la vela, oltre le Olimpiadi, l’America’s Cup e il Vendée Globe.