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martedì 27 ottobre 2020

Dl Sviluppo, apertura ai posti barca

L'ultimo provvedimento del Governo sembra abbia dato ascolto alla proposta di Ucina, per 40 mila posti barca da ricavare attraverso la riqualificazione di strutture dismesse

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Roma - In Italia, c'è la possibilità di creare 40.000 posti barca senza gettare in mare un chilo di cemento se non quello dei corpi morti per ancorare i pontili. Ci sono decine di porti mercantili che ormai sono in disuso o, dove sono utilizzate solo una parte delle banchine da poche piccole navi che fanno commercio locale. Attrezzare questi con pontili galleggianti, significa creare 40.000 nuovi posti barca, 10.000 nuovi posti di lavoro, e permettere all'erario di incassare dieci milioni di tasse dirette. In un paese dove esistono circa 150.000 posti barca (contro i 260.000 della Francia), 40.000 nuovi posti, risolverebbero, d'incanto, buona parte dei problemi inerenti all'ormeggio delle barche e lo farebbero a prezzi accessibili per gi utilizzatori e a costo zero per lo stato, dando una spinta vitale al settore nautico. Anton Francesco Albertoni, presidente di Ucina (Unione industriali della nautica), è dal 2009 che cerca di far capire al governo che sfruttare questa possibilità, per il settore nautico, è essenziale. Ora sembra che qualcuno gli abbia dato ascolto e le sue richieste sono state accolte nel decreto per lo sviluppo che determina la destinazione al diporto delle aree inutilizzate dei bacini portuali esistenti e l'eliminazione della licenza edilizia per i pontili galleggianti.
Ora la speranza è che le amministrazioni competenti diano corso velocemente alle disposizioni del governo e determino così, il rilancio del settore nautico, dando al contempo ai dipartisti, la possibilità di ormeggiare le loro barche a prezzi umani.