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sabato 26 settembre 2020

Oltre i Duldrums

La flotta ha passato la zona delle calme equatoriali

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Doldrums - Sono stati i francesi di Groupama 4 ad aprire la via verso l’emisfero sud poco dopo le 8 di ieri mattina e, all’ultimo rilevamento di ieri pomeriggi, cinque barche su sei hanno passato l’equatore e si dirigono verso la zona dei Doldrums. La testa della flotta è sempre nelle mani di Groupama 4 che guida sugli americani di PUMA Ocean Racing powered by BERG che si sono riavvicinati di qualche miglio rispetto a giovedì e che continuano a camminare molto veloci mentre, in terza posizione, è passato Abu Dhabi, ossia l’altra barca che si trova nel trio posizionato più a est e che ha la possibilità di navigare con angoli più larghi. Cosa che, invece, non avviene per Telefónica che ha, appunto, ceduto la terza piazza agli emiratini ma che non sembra voler cedere e ha meno di un miglio di gap in distanza teorica alla meta, CAMPER, con Emirates Team New Zealand e Sanya, trovandosi a ovest, devono navigare più stretti.

Inoltre, se nella notte le velocità medie della flotta erano scese, causando una leggera compressione, con la luce del giorno, le zone di vento leggero si sono alternate a violenti temporali, spesso circoscritti a una zona limitate con raffiche improvvise. Una situazione che ha costretto i team alla massima attenzione e a reazioni pronte e veloci.

Lo skipper di Abu Dhabi, Ian Walzer, ha raccontato di aver dovuto deviare di non meno di 60 gradi dalla rotta per una raffica a 38 nodi. "E’ un vero test per l’equipaggio, che deve ridurre vela il più velocemente possibile e resistere finché il temporale non passa. Poi si deve correre per ridare vela quando il vento cala di nuovo dietro alla nuvola. Durante il giorno non è tanto male perché si riescono a vedere le nuvole, ma di notte tutto prende una dimensione completamente diversa.” Avvantaggiarsi della situazione dipende molto anche dalla fortuna e lo skipper britannico conferma che il suo navigatore Jules Salter tiene sotto controllo costantemente il radar perché “Una sola nuvola potrebbe far perdere o guadagnare qualche decina di miglia.