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giovedì 24 settembre 2020

Terza tappa, una corsa verso l'ignoto

Particolarità di questo trasferimento il fatto che le barche della Volvo Ocean Race non hanno mai percorso questa rotta, in cui la forte presenza di pirati e l'intenso traffico marittimo contribuiscono a renderla ancora più difficile

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Kochi - Domani si riparte. Dopo due settimane in porto, gli otto team iscritti alla Volvo Ocean Race sono pronti a tornare in mare per il terzo trasferimento d'altura. Una navigazione di 1.950 miglia circa, dall'approdo indiano, costantemente in festa durante il periodo di sosta della competizione, fino a Singapore.

Particolarità della tappa è il fatto che le barche della Volvo Ocean Race non hanno mai percorso questa rotta, in cui la forte presenza di pirati e l'intenso traffico marittimo contribuiscono a renderla ancora più difficile, come se non bastasse la già impegnativa lettura della situazione meteo.

La prima parte del percorso, prevede la discesa da Kochi fino allo Sri Lanka; il problema, in questo tratto, è che i venti sono molto leggeri e i tattici dovranno essere in grado di spostarsi repentinamente verso sud agganciando le migliori termiche. Quindi, al largo dell'isola cingalese, le difficoltà aumenteranno perchè agganciare le brezze costiere sarà impossibile, in quanto il regolamento prevede di tenersi almeno a cinquanta miglia dal litorale per evitare il pericolo pirati. In seguito, dirigendosi verso l'Indonesia, i team in gara entreranno nel regno dei monsoni e dei loro temporali (si verificano con una media di 175 giorni l'anno), fino a entrare nello stretto di Malacca e scendere verso Singapore.

Negli scorsi giorni, intanto, gli shore team si sono impegnati a risolvere i problemi sulle barche. Green Dragon e Delta Lloyd gareggeranno con un albero nuovo, mentre Puma ha riparato le crepe strutturali di cui è rimasto vittima lo scafo dopo le planate a trenta nodi in Oceano Indiano.