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giovedì 9 aprile 2026
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Periplo d’Italia in inverno: 27 tappe, meno di 1000 euro e una lezione sulla pianificazione

Alle cinque del pomeriggio era già notte e la barca doveva essere ormeggiata
Alle cinque del pomeriggio era già notte e la barca doveva essere ormeggiata

Periplo d’Italia in inverno in solitaria: 27 tappe, meno di 1000 euro e un viaggio tra difficoltà, scelte strategiche e preparazione.

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A novembre 2025 abbiamo presentato il viaggio di Alessandro Donati, architetto e diportista appassionato. Oggi quel viaggio intorno al nostro paese in inverno si è concluso e questo ne è il resoconto.

Partenza e organizzazione di una navigazione invernale

Partire da soli il 15 novembre da Fiumaretta di Ameglia con una barca a vela e un obiettivo chiaro – arrivare a Trieste – significa accettare fin da subito una sfida che non concede margini di improvvisazione. L’inverno non perdona: le ore di luce sono poche, il freddo entra nelle ossa e il mare cambia carattere. È una navigazione che impone disciplina, metodo e lucidità.

Il ritmo delle giornate è diventato presto una regola ferrea. Sveglia prima dell’alba, preparazione rapida e partenza immediata, una cosa che quando si è soli viene facile. Ogni miglio percorso aveva un peso preciso, perché il tramonto arrivava intorno alle 16:30 e non lasciava spazio a ritardi. Le tappe, circa 60 miglia ciascuna, erano il risultato di una pianificazione attenta, costruita su meteo, porti disponibili e margini di sicurezza.

Alessandro Donati, l'autore dell'articolo e protagonista di questa bella avventura
Alessandro Donati, l'autore dell'articolo e protagonista di questa bella avventura

Le difficoltà del viaggio: Livorno, Stretto di Messina e Crotone

La prima vera prova è arrivata subito, a Livorno. Una tromba d’aria si è formata improvvisamente sopra la barca, cogliendomi di sorpresa. Il Code Zero, rimasto armato, è stato distrutto in pochi istanti. Per alcuni minuti la situazione è stata critica, di quelle in cui il tempo sembra dilatarsi e ogni decisione pesa il doppio. La barca ha retto, senza cedimenti.

E proprio lì è cambiato qualcosa. Al netto del danno, quell’episodio ha dato una certezza fondamentale: il mezzo era affidabile. Da quel momento la navigazione ha assunto un’altra dimensione, più consapevole, più solida.

Proseguendo verso sud, ogni tratto ha richiesto adattamento. Lo Stretto di Messina, in particolare, ha imposto una gestione diversa del tempo e delle energie. Le correnti non permettono compromessi, e per affrontarle nel modo corretto è stato necessario navigare anche di notte. Una deviazione dalla routine, ma gestita con preparazione e attenzione, si è rivelata non solo possibile, ma efficace.

A Crotone il viaggio ha subito una pausa più lunga del previsto. Il Golfo di Taranto era impraticabile per via del meteo, e la sosta si è trasformata in un’occasione inattesa. Era il periodo natalizio e, con un aeroporto a pochi minuti dal porto, ho deciso di rientrare a casa. Con soli 14 euro ho raggiunto la zona di Treviso, concedendomi qualche giorno con la famiglia. Un’interruzione che ha riportato equilibrio prima di ripartire.

Da sinistra, l'autore dell'articolo, Alessandro Donati, al centro, l'amico Angelo e a destra, il fratello di Alessandro, Giacomo
Da sinistra, l'autore dell'articolo, Alessandro Donati, al centro, l'amico Angelo e a destra, il fratello di Alessandro, Giacomo

L’ultima parte del periplo e la scelta della Croazia

L’8 gennaio ero di nuovo a bordo, pronto a riprendere la rotta. Ma questa volta non ero più solo. Mio fratello Giacomo e Angelo Barbieri, navigatore di grande esperienza, si sono uniti per l’ultima parte del periplo. Dopo una lunga fase in solitaria, condividere la navigazione ha cambiato il ritmo del viaggio, arricchendolo sotto ogni aspetto.

La traversata del Golfo di Taranto fino a Brindisi è stata lineare, seguita da una breve sosta e una ripartenza all’alba. Arrivati a Vieste, la decisione chiave: lasciare la costa italiana. Le previsioni annunciavano forti venti da nord-est lungo la costa italiana dell’Adriatico, mentre la costa croata offriva ripari naturali tra le isole.

È stata la scelta giusta.

In soli due giorni abbiamo coperto una tratta che, in estate, richiede spesso fino a due settimane. Il vento è stato costante e favorevole, la barca ha navigato quasi sempre a vela e il motore è rimasto sotto le 100 ore complessive. Una navigazione pulita, efficiente, quasi essenziale.

Anche i costi hanno seguito la stessa logica. Tra consumi ridotti e l’appoggio delle sedi della Lega Navale Italiana, il budget complessivo è rimasto sotto i 1000 euro. Un dato che racconta molto più di quanto sembri: significa aver gestito ogni dettaglio con attenzione, senza sprechi.

Il Pelago, l'Hallber Rassy 34 di Alessandro
Il Pelago, l'Hallber Rassy 34 di Alessandro

Costi, problemi e bilancio finale del viaggio

La vera soddisfazione, però, è arrivata dalla pianificazione. Ogni tappa nasceva da un’analisi meteo accurata, dalla costruzione della rotta e dal controllo costante di tutti i parametri di bordo, batterie comprese. La prevenzione ha fatto la differenza: gran parte del viaggio si gioca prima ancora di lasciare l’ormeggio.

Non tutto è stato perfetto. Alcuni episodi hanno lasciato spazio a riflessioni meno positive. In un rifornimento, quattro taniche da 20 litri si sono trasformate in 95 litri conteggiati. In altre situazioni, sono stati richiesti pagamenti per soste che non lo prevedevano. Episodi isolati, ma sufficienti per ricordare quanto sia importante mantenere sempre attenzione anche a terra.

Di segno completamente opposto l’esperienza in Croazia. Accoglienza concreta, disponibilità reale: in più di un’occasione non è stato chiesto alcun pagamento, nemmeno per l’acqua. Un modo di fare che incide direttamente sulla qualità del viaggio.

Dal punto di vista tecnico, il bilancio è chiaro: nessun problema rilevante lungo tutto il periplo. Un risultato che non è casuale, ma frutto diretto della preparazione e del controllo continuo.

Dal punto di vista personale, invece, il valore è stato ancora più profondo. Condividere l’ultima parte del viaggio con mio fratello ha trasformato questa esperienza in qualcosa che va oltre la navigazione. È diventata memoria condivisa, qualcosa che resta.

Se tutto questo dovesse essere sintetizzato in un solo concetto, sarebbe questo: la differenza non la fa il giorno della partenza, ma tutto ciò che viene prima.

Missione compiuta. Ventisette tappe, un periplo invernale completo e la certezza che è un’esperienza che merita di essere rifatta.

© Riproduzione riservata

   

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