lunedì 30 marzo 2026
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America’s Cup, il caso Britannia: scontro legale tra Ratcliffe e Ainslie

Disputa legale tra Ratcliffe e Ainslie sulla proprietà di Britannia, la barca della sfida britannica in America’s Cup verso Napoli 2027

Il Britannia in allenamento
Il Britannia in allenamento
Gais Gais Gais
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Nel percorso di avvicinamento alla prossima America’s Cup, la sfida britannica si trova al centro di una vicenda che va oltre la competizione in acqua. A dividere due protagonisti della vela moderna, Sir Jim Ratcliffe e Sir Ben Ainslie, è oggi la proprietà della barca che ha rappresentato il Regno Unito nell’ultima edizione: l’AC75 conosciuto come Ineos Britannia.

La questione non è marginale. Riguarda uno degli asset tecnici più importanti per affrontare la prossima Coppa, prevista a Napoli nel 2027, e riflette una frattura che ha ridefinito gli equilibri del team britannico.

Una partnership finita dopo Barcellona

La collaborazione tra Ratcliffe, fondatore del gruppo chimico Ineos, e Ainslie, velista olimpico e figura centrale della vela britannica, aveva portato il team a risultati significativi. Nel 2024, Ineos Britannia aveva conquistato la Louis Vuitton Cup, riportando una squadra britannica in finale di Coppa America dopo oltre sessant’anni, prima di cedere a Emirates Team New Zealand.

Quella campagna rappresentava il punto più alto di una partnership avviata anni prima, sostenuta da investimenti rilevanti e da una struttura tecnica avanzata. Tuttavia, proprio dopo Barcellona sono emerse divergenze sulla direzione futura del progetto.

La separazione si è concretizzata all’inizio del 2025, quando Ainslie ha deciso di proseguire con una nuova struttura, Athena Racing, mentre Ineos ha progressivamente abbandonato l’idea di continuare la sfida.

Il nodo della proprietà e le conseguenze sulla sfida britannica

Il punto centrale dello scontro riguarda la proprietà della barca utilizzata nell’ultima Coppa. Ineos sostiene di esserne il legittimo proprietario e ha avviato un’azione legale per ottenerne la restituzione. Secondo la società, si tratta di un’imbarcazione costruita con un investimento complessivo stimato in circa 180 milioni di sterline.

Dalla parte opposta, Athena Racing rivendica che la barca sia sempre stata sotto il proprio controllo e che rientri tra gli asset del team guidato da Ainslie. La posizione è chiara: il progetto britannico prosegue e quella barca rappresenta la base per la prossima campagna.

La questione, quindi, non è solo economica ma anche operativa. Senza quell’AC75, la preparazione per la prossima America’s Cup potrebbe subire ritardi significativi.

Dopo la separazione, il team di Ainslie è stato riorganizzato sotto il nome di GB1 e ha attirato nuovi investimenti, tra cui l’ingresso di Oakley Capital. L’obiettivo resta quello di rappresentare il Challenger of Record per la prossima edizione.

Parallelamente, Ineos ha rinunciato a presentare una propria sfida autonoma, citando anche le difficoltà nel trovare un accordo con Athena Racing come uno dei fattori determinanti.

Il risultato è una situazione inedita: un’unica sfida britannica ufficiale, ma con un contenzioso aperto sul principale strumento tecnico necessario per competere.

Una disputa che va oltre la barca

Questo caso si inserisce in un momento delicato per l’America’s Cup. Il ciclo verso il 2027 è stato segnato da tensioni tra team, ritiri eccellenti e discussioni sulla governance dell’evento.

Alcuni challenger hanno espresso dubbi sull’organizzazione e sulle regole, mentre altri hanno scelto di non partecipare. In questo scenario, anche la situazione britannica contribuisce a un clima di incertezza.

Il contenzioso tra Ratcliffe e Ainslie rappresenta il punto finale di una collaborazione che aveva riportato la vela britannica ai vertici della Coppa. Oggi, quella stessa esperienza si trasforma in un confronto legale che potrebbe influenzare la prossima edizione.

Al centro resta una domanda semplice solo in apparenza: chi è il proprietario di Britannia? La risposta, probabilmente, arriverà fuori dall’acqua, in un’aula di tribunale, ma le conseguenze si vedranno soprattutto in mare.

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