
Alla scadenza del 31 marzo sono arrivate nuove sfide per la 38ª America’s Cup. A confermarlo è l’America’s Cup Partnership, che ha ricevuto un numero non precisato di iscrizioni tardive e ha avviato il processo di valutazione.
È una notizia che riapre il quadro della prossima edizione, prevista a Napoli, e che restituisce alla Coppa quella tensione tipica delle grandi vigilia: chi entra davvero, chi resta fuori, chi ha fatto in tempo.
Una deadline che ha cambiato gli equilibri
La data del 31 marzo non era una scadenza qualsiasi. Era il limite fissato dopo la proroga concessa dagli organizzatori proprio per permettere a nuovi team di strutturarsi e trovare risorse.
Fino a quel momento, il quadro sembrava definito: cinque squadre già confermate, tra cui il defender Emirates Team New Zealand, e alcune candidature in fase avanzata ma ancora incerte.
Poi, nelle ultime ore utili, qualcosa si è mosso. Le nuove sfide sono arrivate, ma restano per ora senza nome. Una scelta precisa: l’America’s Cup Partnership ha deciso di attendere gli annunci ufficiali dei team prima di rendere pubblica la lista completa.
È un passaggio formale, ma anche politico. In Coppa America ogni ingresso è una dichiarazione di forza, e nessuno vuole esporsi prima di avere certezze.
Dietro le candidature, un equilibrio fragile
Le sfide arrivate all’ultimo momento raccontano anche le difficoltà di entrare oggi in Coppa America.
Il tempo è poco, i costi sono alti e la complessità tecnica è cresciuta. I nuovi team, per essere competitivi nel 2027, non possono più partire da zero: devono acquisire un AC75 esistente, adattarlo e metterlo in acqua rapidamente.
È un limite concreto, che seleziona in modo naturale chi può davvero partecipare.
Non a caso, alcune candidature che sembravano pronte si sono fermate proprio sulla linea finale. Il team americano Riptide Racing, ad esempio, ha dichiarato di non essere riuscito a chiudere in tempo gli accordi necessari, rinunciando alla sfida e rimandando tutto al ciclo successivo.
Altri progetti, invece, sarebbero riusciti a completare il percorso, anche grazie a partnership industriali e finanziarie costruite negli ultimi mesi.
Napoli 2027 prende forma
Questa fase evidenzia una trasformazione già in atto nella Coppa.
Con la nascita dell’America’s Cup Partnership, la gestione dell’evento è diventata più strutturata e orientata alla sostenibilità economica nel lungo periodo.
L’obiettivo è chiaro: garantire stabilità al circuito, ma senza chiudere la porta a nuovi ingressi.
Le “late challenges” rappresentano proprio questo equilibrio. Da un lato permettono a nuovi team di entrare anche fuori dai tempi iniziali, dall’altro impongono condizioni tecniche e finanziarie molto rigide.
Il risultato è una selezione più severa, ma anche una Coppa che continua ad attrarre interesse globale.
Con la chiusura delle iscrizioni, ora si entra nella fase più concreta.
Nei prossimi mesi verrà ufficializzata la lista completa degli sfidanti e si inizierà a delineare il quadro sportivo della Louis Vuitton Cup, la serie che designerà il challenger di Emirates Team New Zealand.
Per Napoli, che ospiterà l’evento, è un passaggio chiave. Il numero e il livello dei team determineranno non solo lo spettacolo in acqua, ma anche il peso internazionale dell’edizione.
Le nuove sfide arrivate all’ultimo giorno non cambiano ancora il volto della Coppa, ma ne spostano l’equilibrio.
E, come spesso accade in America’s Cup, è proprio in questi dettagli che si costruiscono le storie più interessanti.
© Riproduzione riservata




















