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martedì 7 aprile 2026
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Cargo a vela, TOWT in liquidazione: cosa non ha funzionato e cosa potrebbe cambiare

TOWT fallisce e si ferma uno dei progetti più concreti di cargo a vela. Analisi delle cause e di cosa potrebbe accadere con l’aumento dei costi dei carburanti.

La compagnia di navigazione commerciale a vela, è fallita. UN duro colppo per che aspira a un mondo più pulito
La compagnia di navigazione commerciale a vela, è fallita. UN duro colppo per che aspira a un mondo più pulito
Aladar Aladar Aladar
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Il 31 marzo 2026 la compagnia francese TransOceanic Wind Transport (TOWT), tra i simboli del ritorno del trasporto merci a vela, ha depositato istanza di fallimento al tribunale commerciale di Le Havre. Pochi giorni dopo è arrivata la conferma della liquidazione giudiziaria, con 48 posti di lavoro a rischio e un progetto industriale che sembrava avviato verso una crescita concreta improvvisamente fermato.

La notizia ha colpito un settore che negli ultimi anni aveva ritrovato attenzione, anche tra gli armatori tradizionali. TOWT non era una semplice startup: era uno dei pochi operatori che aveva tentato di trasformare il cargo a vela da simbolo romantico a soluzione logistica reale.

Un progetto che aveva iniziato a funzionare

Nata nel 2011 a Brest, TOWT aveva costruito la propria identità attorno a una visione chiara: trasportare merci attraverso l’Atlantico sfruttando il vento, riducendo drasticamente le emissioni.

Negli anni la società aveva progressivamente abbandonato il noleggio di velieri tradizionali per passare alla costruzione di una flotta moderna. Nel 2024 erano entrati in servizio i primi due voiliers-cargos, Anemos e Artemis, capaci di trasportare oltre 1.000 tonnellate di merci ciascuno.

Nel 2025 i numeri iniziavano a dare consistenza al progetto: circa 40.000 tonnellate trasportate e un fatturato vicino ai 5 milioni di euro. Non era ancora una scala industriale, ma rappresentava un segnale chiaro di domanda reale per un trasporto marittimo più pulito.

L’obiettivo dichiarato era ambizioso: costruire entro pochi anni la più grande flotta di cargo a vela al mondo, inserendosi in un mercato globale sempre più sensibile al tema della decarbonizzazione.

Perché il modello si è fermato

La crisi non è arrivata per un solo motivo, ma per una combinazione di fattori che raccontano bene le fragilità del settore.

Da un lato, il contesto economico globale ha giocato un ruolo decisivo. La società ha dovuto affrontare contemporaneamente tensioni commerciali internazionali, difficoltà nei mercati delle materie prime trasportate come caffè, cacao e vino, e un livello dei noli marittimi rimasto basso.

Dall’altro, il paradosso energetico: il prezzo del petrolio contenuto ha ridotto il vantaggio competitivo del trasporto a vela. In un mercato dominato dal costo per tonnellata, la sostenibilità da sola non è bastata a sostenere i margini.

A questo si sono aggiunti elementi strutturali, come l’assenza di un quadro normativo stabile e l’aumento dei costi operativi, che avevano già messo sotto pressione il modello nei mesi precedenti.

Il risultato è stato un equilibrio economico troppo fragile per sostenere una fase di crescita che richiedeva investimenti importanti e continui.

La domanda che resta aperta

C’è però una riflessione che emerge guardando a questa vicenda.

Se TOWT avesse avuto più tempo, cosa sarebbe successo oggi, in un contesto in cui il tema dei carburanti torna centrale e la pressione sulla decarbonizzazione aumenta?

Il modello del cargo a vela si è trovato a competere in una fase in cui il petrolio era relativamente economico. Ma la storia del trasporto marittimo insegna che questi equilibri possono cambiare rapidamente.

In uno scenario di carburanti più costosi o regolamentati, una flotta già operativa e strutturata avrebbe potuto trovarsi improvvisamente in vantaggio competitivo. Non solo come alternativa ecologica, ma come soluzione economicamente sensata.

La liquidazione di TOWT non chiude il capitolo del trasporto a vela.

Piuttosto, mette in evidenza quanto sia difficile trasformare un’intuizione forte in un modello industriale stabile. Servono tempo, capitali e soprattutto condizioni di mercato favorevoli.

Il vento, da solo, non basta. Ma resta una risorsa che il settore continua a guardare con interesse.

E forse, proprio mentre uno dei pionieri si ferma, il contesto globale sta iniziando a muoversi nella direzione che quel progetto aveva anticipato.

© Riproduzione riservata

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