
Digital Yacht presenta SafeLi, un sensore che rileva temperatura e idrogeno nelle batterie al litio. Come funziona e quali rischi corrono le LiFePO4 a bordo.
Digital Yacht presenta SafeLi, un sistema che controlla la temperatura e rileva la presenza di idrogeno per individuare eventuali anomalie nelle batterie al litio installate a bordo. Ma quanto sono realmente pericolose le batterie LiFePO4 che stanno sostituendo quelle al piombo sulle barche a vela?
Al Salone Nautico di Annapolis, in programma dal 15 al 18 ottobre, Digital Yacht presenta SafeLi, un dispositivo sviluppato per migliorare la sicurezza degli impianti elettrici delle imbarcazioni che utilizzano batterie al litio.
Il sistema impiega due sensori: uno misura la temperatura, l'altro rileva la presenza di idrogeno. L'obiettivo è individuare segnali di un possibile malfunzionamento prima che questo si trasformi in una situazione pericolosa.
L'idea nasce da un problema concreto. Le batterie al litio possono sviluppare anomalie interne che, nei casi più gravi, provocano un fenomeno chiamato thermal runaway, o fuga termica: una reazione durante la quale la temperatura aumenta rapidamente, con possibile emissione di gas, fumo e incendio.
Il problema, soprattutto sulle barche, è che le batterie vengono spesso installate in vani poco accessibili, sotto le cuccette o in compartimenti tecnici, dove i primi segnali di un guasto possono passare inosservati.
Le LiFePO4 sono davvero pericolose?
Quando si parla di batterie al litio è necessario fare una distinzione importante.
Le batterie LiFePO4, cioè al litio-ferro-fosfato, oggi sempre più diffuse sulle barche da crociera, appartengono alla famiglia delle batterie agli ioni di litio, ma utilizzano una chimica diversa rispetto a molte batterie impiegate nelle automobili elettriche e nei dispositivi elettronici.
Le LiFePO4 hanno una maggiore stabilità termica rispetto a diverse altre chimiche, come le NMC, che impiegano nichel, manganese e cobalto. Questo significa che sono generalmente meno inclini a sviluppare una fuga termica e che, a parità di condizioni, possono avere conseguenze meno violente.
Questo però non significa che siano completamente esenti da rischi.
Un cortocircuito interno, un difetto di fabbricazione, un danneggiamento meccanico, temperature eccessive o un sistema di ricarica non correttamente configurato possono provocare problemi anche su una batteria LiFePO4.
Inoltre, in presenza di un guasto grave, anche queste batterie possono emettere gas infiammabili.
Uno studio pubblicato nell'ottobre 2026 sul Fire Safety Journal ha analizzato proprio l'emissione di gas durante la fuga termica delle celle LiFePO4, evidenziando che la rilevazione dei gas può essere utile per riconoscere condizioni pericolose, anche se il momento in cui i diversi sensori reagiscono varia in funzione della cella e del tipo di guasto.
SafeLi serve davvero se la batteria ha già un BMS?
Le moderne batterie al litio destinate all'impiego nautico sono generalmente dotate di un BMS, Battery Management System, un sistema elettronico che controlla tensioni, correnti e temperature e può interrompere il funzionamento della batteria quando vengono superati determinati limiti.
Il BMS rappresenta quindi il principale dispositivo di protezione della batteria, ma non può necessariamente individuare ogni possibile guasto interno.
SafeLi interviene su un livello differente. Anziché controllare soltanto i parametri elettrici, misura la temperatura e cerca nell'ambiente circostante la presenza di idrogeno, uno dei gas che possono essere liberati da celle al litio in condizioni anomale.
È una differenza importante, perché un sensore indipendente può individuare fenomeni che non sono immediatamente evidenti attraverso la lettura di tensione e corrente.
Va però precisato che il rilevamento dell'idrogeno non garantisce di riconoscere qualsiasi guasto prima che diventi pericoloso. In alcune condizioni il gas può essere rilevato soltanto quando la cella ha già iniziato a sfiatare. SafeLi deve quindi essere considerato una protezione aggiuntiva, non un'alternativa al BMS, a un'installazione corretta o a un sistema di sicurezza progettato adeguatamente.
Anche le autorità marittime stanno dedicando crescente attenzione al problema. L'Australian Maritime Safety Authority raccomanda, per le installazioni marine interessate, sistemi di rilevamento dei gas, del calore e del fumo, oltre a un'adeguata ventilazione dei compartimenti delle batterie.
Per gli armatori di barche a vela, soprattutto quelli che hanno sostituito le vecchie batterie al piombo con batterie LiFePO4, la presentazione di SafeLi è quindi interessante.
La questione non è stabilire se le batterie al litio siano sicure o pericolose in assoluto, ma capire come sono state installate, quali protezioni possiedono e come vengono gestite la ricarica e le temperature.
Le LiFePO4 rimangono una soluzione particolarmente interessante per la nautica grazie al peso ridotto, alla capacità utilizzabile e alla durata rispetto alle tradizionali batterie al piombo. Ma proprio perché a bordo vengono installati banchi batterie sempre più grandi, diventa importante affiancare ai sistemi di gestione elettronica anche strumenti capaci di riconoscere anomalie fisiche.
SafeLi si inserisce in questa direzione. La sua reale efficacia dipenderà dalla sensibilità dei sensori, dalla posizione di installazione e dalla capacità di dare un allarme sufficientemente tempestivo: aspetti sui quali saranno utili dati tecnici e prove indipendenti.
Fonte: SpinSheet, 14 ottobre 2026. Approfondimenti tecnici: Fire Safety Journal e Australian Maritime Safety Authority.
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