
Dopo anni di comfort al centro, le barche a vela tornano a puntare sulle prestazioni. Dai nuovi First ai Grand Soleil, il mercato cambia rotta.
Dopo anni in cui le barche a vela sono state concepite soprattutto come mezzi per spostarsi da una rada all’altra – un po’ come accade oggi per molti catamarani – la comodità è diventata la caratteristica principale, spesso a scapito delle prestazioni. Per molto tempo il mercato ha privilegiato volumi, facilità di conduzione e comfort, lasciando in secondo piano il piacere della navigazione e la reattività sotto vela.
Negli ultimi anni, però, si è iniziata a percepire un’inversione di tendenza. L’attenzione, seppur lentamente, sta tornando verso barche a vela più “classiche”, capaci non solo di ospitare comodamente l’equipaggio, ma anche di offrire prestazioni interessanti e divertenti. A guidare questo cambio di rotta, come spesso accade, è stato il gruppo Beneteau, che per dimensioni e peso specifico è in grado di influenzare in modo significativo il mercato.
Beneteau e i primi segnali di cambiamento
Il primo segnale concreto è arrivato alla fine del 2020 con la presentazione dell’Oceanis 40.1. Il modello che sostituiva il 41.1 abbandonava il roll-bar del predecessore, riportava il boma più in basso, a portata di velista, e collocava i due golfari per le dime del trasto direttamente in tuga. In parallelo Beneteau annunciò che avrebbe rinunciato al roll-bar su tutta la gamma fino ai 46 piedi, mantenendolo solo a partire dal 46.1 in su.
Nello stesso anno è tornata a farsi vedere anche la gamma First, con il lancio del First Yacht 53. Non era la barca che molti si aspettavano: non una vera crociera-regata come i First storici, ma piuttosto una barca da crociera veloce, un performance che concede molto al comfort di bordo. Il segnale, però, era chiaro: i grandi cantieri tornavano a parlare di prestazioni.
Al 53 è poi seguito il First 36, molto più vicino allo spirito dei vecchi First, veloce e pensato per correre e, successivamente, il First 44, riuscito anello di congiunzione tra il 36 e il 53.

Grand Soleil e il ritorno alle origini sportive
Negli stessi anni anche il Cantiere del Pardo ha guardato al proprio passato, spingendosi persino oltre. Con il tempo, i Grand Soleil avevano in parte attenuato la loro aggressività velica per fare spazio a una maggiore facilità di utilizzo e comfort. La nascita della gamma LC, pensata per chi cercava una barca di alto livello, elegante, veloce ma molto comoda, ha permesso alla linea Grand Soleil “classica” di tornare alle origini.
Modelli come il Grand Soleil 40 e il 52P dimostrano chiaramente come il cantiere abbia ritrovato un’impostazione sportiva, rimettendo le prestazioni al centro del progetto.
Segnali della rinnovata attenzione verso le barche sportive sono arrivati anche dall’estero, con il grande successo dei JPK. Definiti fast cruiser, seguono la tradizionale filosofia francese che li rende, di fatto, più fast che cruiser.

Le uscite di scena di Elan e Azuree
A frenare gli entusiasmi ci ha pensato invece Elan, che prima della rinascita dei First era rimasto l’unico grande cantiere europeo a proporre veri performance. Senza alcun preavviso, l’azienda ha annunciato la chiusura della produzione di tutti i modelli per ripartire da zero. La decisione ha suscitato sconcerto, soprattutto perché barche come il GT6 e l’E6 avevano tutte le carte in regola per ottenere buoni risultati commerciali.
In particolare l’E6, disegnato da Humphreys con design firmato Pininfarina, rappresentava uno dei performance più riusciti in Europa per equilibrio tra estetica e velocità. Qualche mese dopo, Elan ha comunicato il ritorno sul mercato con un 65 piedi di altissima qualità, disegnato da J&J, sottovalutando però la difficoltà di passare dalle barche sotto i 50 piedi a un progetto di 65 piedi di fascia molto alta.

Quello di Elan è stato un colpo al mercato dei performance, arrivato a pochi anni di distanza da quello degli Azuree, splendidi performance costruiti in Turchia da Sirena Marine su disegno Humphreys. Anche in quel caso, dopo la presentazione di due modelli riusciti (40 e 46 piedi), il progetto è stato abbandonato per concentrarsi sulle grandi barche a motore, settore in cui il cantiere ha poi ottenuto un notevole successo.
Al di là delle defezioni di Azuree Yachts ed Elan Yachts, resta un dato evidente: i diportisti stanno tornando a chiedere prestazioni alle proprie barche. Si vogliono barche semplici da condurre, molto sicure, ma capaci di andare a vela davvero. Barche che reagiscano alla raffica, che permettano di giocare con il vento e di sfruttare anche la più piccola refola.

È quindi probabile che i prossimi modelli saranno più orientati alle prestazioni rispetto a quanto visto nella prima decade degli anni 2000. Il 2026 si apre proprio in questa direzione, con un nuovo performance: il First 60, che sarà presentato a metà gennaio al salone di Düsseldorf, il BOOT.
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