
Riflessione sulla navigazione di ieri e di oggi tra esperienza, tecnologia, meteo e barche moderne. È cambiato il marinaio o solo il modo di andare per mare?
Ricordo ancora la mia prima traversata, da Punta Ala a Capraia, a bordo di un Vagabond 33. Era il 1977, quasi cinquant’anni fa. Fu incredibile. È lì che mi innamorai definitivamente della vela e delle barche.
Quello che mi colpì di più fu un momento preciso: dopo ore di navigazione in mezzo al mare, senza vedere costa da nessuna parte, a un certo punto apparve la terra. Un puntino minuscolo all’orizzonte, ma era terra.
Non avevamo alcun ausilio tecnologico. All’epoca esisteva il Loran, ma pochi lo avevano. Eppure l’isola era esattamente dove lo skipper aveva detto che sarebbe stata. Agli occhi del ragazzo appassionato di libri d’avventura che ero allora, sembrava un miracolo.

Mia figlia, oggi, quel piacere non lo proverà. Quando raggiunge un’isola sa con precisione a che ora arriverà, quante miglia mancano e di quanti gradi deve correggere per mantenere la rotta. Sa che barche ha intorno anche se non le vede e, mentre naviga, può telefonare alla madre per accordarsi su quando incontrarsi in banchina.
Tutto questo, almeno fino agli anni Ottanta, non era possibile. La navigazione si faceva stimando il punto e segnando sulla carta, ora dopo ora, dove si pensava di essere. Può sembrare una sciocchezza, ma non sapere esattamente dove ci si trova, in mezzo al mare, è una sensazione strana.
Per comunicare c’era solo il VHF. Il canale 68 non esisteva. Si aspettavano gli appuntamenti con il bollettino e, quando si sentiva “Securité, securité, securité, chiamata generale per la lettura del bollettino meteorologico”, si scendeva sottocoperta. I VHF non erano impermeabili e andavano tenuti all’asciutto. Il bollettino veniva letto prima in italiano e poi in inglese, parola per parola.
Oggi il bollettino lo puoi ascoltare in qualsiasi momento accendendo il VHF sul 68, ma in pochi lo fanno ancora: ci sono le app. Windy, PredictWind, Lamma. Sulla meteorologia c’è di tutto. Non ci limitiamo più a sentire un bollettino, scegliamo anche il modello con cui costruirlo.
Se una previsione a 24 o 36 ore non si avvera, ci rimaniamo male. Siamo abituati a pensare che, se è previsto un forza 4 da sud-est, arriverà davvero uno scirocco da quindici nodi. Una volta il bollettino era un’indicazione, non una certezza. Serviva a farsi un’idea di ciò che poteva succedere. E se la situazione non era stabile, si navigava con l’orecchio teso, in attesa di un eventuale securité per avviso di burrasca.
Oggi il groppo lo vedi sul radar trenta miglia prima che ti arrivi addosso. Ne osservi le dimensioni e capisci che rotta prendere per passargli di lato.
Ma allora è giusto dire che chi navigava ieri era un marinaio migliore di oggi? Non lo so. Di natura non sono nostalgico.
Credo che oggi la navigazione sia sicuramente più rilassante e forse un po’ meno avventurosa di una volta. Ma il mare è sempre il mare e il vento è sempre vento. Posso avere tutti gli strumenti che voglio, ma quando le cose si mettono male continuo ad affidarmi al mio naso: sento l’aria, percepisco quanto sale porta il vento, guardo le nuvole, valuto quanto è cresciuta l’onda nell’ultima ora e studio il chart-plotter per capire se esiste un rifugio sicuro.
In fondo è quello che facevo cinquant’anni fa, solo che oggi ho cinquant’anni di esperienza in più e, forse, mi riesce meglio.

La mia prima barca, un Alpa 6.70 con vele recuperate da una barca molto più grande e che pesavano tre volte quello che avrebbero dovuto, faceva una media di 3–3,5 nodi. Una Fiumicino–Porto Vecchio richiedeva tra le 40 e le 45 ore: due giorni e due notti fuori. Il pilota automatico era una scommessa, e per chi navigava da solo rappresentava un bel problema.
Oggi anche un sette metri fa cinque nodi. Su un quaranta piedi moderno, navigare a sette nodi è normale. Con lo stesso tempo che ieri facevo Fiumicino–Porto Vecchio, oggi arrivo a Ibiza.
Certo, c’è sempre chi è superficiale e finisce nei guai. Per fortuna, in barca, difficilmente sono guai irreparabili, almeno qui in Mediterraneo e nei periodi in cui naviga la maggior parte dei diportisti. Ma anche cinquant’anni fa c’era sempre il cretino di turno che la faceva grossa.
Non direi che chi navigava cinquant’anni fa fosse più marinaio di chi naviga oggi. Forse una volta ci si sensibilizzava di più ad alcuni eventi e situazioni, ma oggi ci sono persone molto più giovani di me che sono dei signori marinai e sanno esattamente cosa fare quando vanno in barca.
Una volta la traversata dell’Atlantico era un’avventura vera. Chi la faceva veniva visto come un grande marinaio. Oggi chiunque la può fare. In parte perché la tecnologia è diversa, ma in parte anche perché il marinaio è maturato e attraversare l’Atlantico non è più la grande avventura di cui si vaneggiava cinquant’anni fa.
Di una cosa però sono assolutamente certo: navigare con le barche di oggi è molto più comodo che farlo con le barche di cinquant’anni fa.
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