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sabato 11 aprile 2026
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Siamo marinai non sudditi: il DDL “Valori del Mare” e le sue norme che fanno discutere

Il DDL Valori del Mare introduce novità ma anche criticità su bandiere estere, noleggio occasionale e patenti nautiche. I dubbi della nautica.

Siamo velisti non sudditi, il DDL Valori del Mare in alcuni passaggi sembra volerci usare per favorire alcune categorie commerciali specifiche
Siamo velisti non sudditi, il DDL Valori del Mare in alcuni passaggi sembra volerci usare per favorire alcune categorie commerciali specifiche
Aladar Aladar Aladar
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Il DDL “Valori del Mare” è stato approvato alla Camera e introduce una serie di novità per il settore nautico. Alcune misure appaiono condivisibili e vanno nella direzione di una maggiore attenzione al mare e alla sua cultura. Altre, però, sollevano dubbi profondi. Non solo sul piano tecnico, ma soprattutto su quello del principio. Perché quando una norma sembra colpire in modo selettivo alcune categorie di cittadini, il rischio è quello di trasformare il diportista in un soggetto passivo, più vicino a un suddito che a un cittadino europeo.

Bandiere estere: il rischio di discriminazione tra cittadini europei

Il primo nodo riguarda le barche battenti bandiera estera (UE) che navigano in Italia, in particolare quelle immatricolate in Paesi dell’Unione Europea come Polonia o Belgio. Oggi c’è un numero importante di barche di cittadini italiani che immatricolano le loro barche in registri della comunità europea che non sono quello italiano. Lo fanno per evitare una burocrazia che spesso è soffocante, cieca e frustrante. Una burocrazia che ancora vede il cittadino come uno stupido al quale bisogna dire anche come deve respirare.

Il testo introduce obblighi aggiuntivi per i cittadini italiani che utilizzano queste unità nelle nostre acque, imponendo certificazioni e adeguamenti delle dotazioni di sicurezza che non sono richiesti agli altri cittadini europei nelle stesse condizioni. È un punto delicato. Il diritto comunitario si fonda sul principio della libera circolazione e sull’assenza di discriminazioni tra cittadini degli Stati membri. Stabilire che un italiano debba rispettare regole diverse rispetto a un altro europeo, a parità di bandiera e di contesto, apre una questione che non è solo tecnica, ma giuridica. E che difficilmente può essere ignorata.

Obbligare a mettere una scritta di un metro di lunghezza e 20 centimetri dialtezza sulla murata è umiliante e arrogante
Obbligare a mettere una scritta di un metro di lunghezza e 20 centimetri dialtezza sulla murata è umiliante e arrogante

Noleggio occasionale: una norma simbolica che crea disparità

C’è poi il tema del cosiddetto charter occasionale, pratica che, detto per inciso, a noi di SVN non è mai piaciuta particolarmente perché, a nostro parere, non tutela il cliente, ma dal momento che la legge prevede la possibilità di effettuare questa forma di noleggio, pensiamo che la stessa non possa essere ridicolizzata e costretta a pratiche poco razionali in difesa di altre categorie. Se si pensa che la cosa non funziona, allora si abbia il coraggio di abolirlo.

La norma prevede che le imbarcazioni impiegate in questa attività debbano riportare sulla fiancata, in modo ben visibile, la dicitura “Noleggio Occasionale” (la scritta deve essere lunga almeno un metro). Una scelta che appare più simbolica che sostanziale. Non è chiaro quale beneficio concreto possa derivare da un obbligo di questo tipo, mentre è evidente l’effetto sulla percezione del cliente. Navigare su una barca con una scritta così evidente non è neutro, e difficilmente sarebbe accettato in altri settori.

Nessuno penserebbe di imporre a un’auto NCC di esporre a caratteri cubitali la propria funzione sulla portiera. Se il principio è la trasparenza, allora dovrebbe valere per tutti: anche le società di charter dovrebbero indicare chiaramente “noleggio bare boat” sulle loro imbarcazioni. Diversamente, il rischio è quello di introdurre una disparità difficilmente giustificabile.

Le associzioni di mare come la Lega Navale hanno decine di anni di esperienza in fatto di didattica e sicuramente offrono dei corsi ad alto livello, ingiusto demonizzarle come fa il nuovo DDL
Le associzioni di mare come la Lega Navale hanno decine di anni di esperienza in fatto di didattica e sicuramente offrono dei corsi ad alto livello, ingiusto demonizzarle come fa il nuovo DDL "Valori del Mare"

Patenti nautiche: penalizzate le associazioni come la Lega Navale

Il terzo punto critico riguarda le associazioni nautiche, tra cui la Lega Navale Italiana. Il DDL limita la possibilità di organizzare corsi per la patente nautica ai soli soci iscritti da almeno un anno, escludendo di fatto qualsiasi attività di promozione verso l’esterno. È una scelta che ha poco senso e rivela come chi ha scritto la legge o era ignorante in fatto di nautica o aveva scopi diversi.

Non ci si iscrive alla Lega Navale se non si va in barca, e se si va in barca, nella maggior parte dei casi si ha la patente, a meno che non ci si iscriva per conseguirla in una associazione conosciuta e rispettata come competente. Limitare l’attività di associazioni nautiche è una scelta che colpisce realtà storiche, con competenze consolidate nella formazione nautica.

La conseguenza è evidente: restringere l’accesso ai corsi offerti da queste strutture significa, di fatto, favorire altri operatori, in particolare le autoscuole. Negli ultimi anni, il loro peso nelle dinamiche normative legate alla nautica è cresciuto in modo significativo. Il risultato è un equilibrio che appare sempre meno neutrale.

Le associazioni nautiche non solo hanno una tradizione formativa radicata, ma spesso offrono un approccio più completo, legato alla cultura del mare e non solo al conseguimento di un titolo. Limitare la loro attività significa impoverire il sistema. Una sede della Lega Navale o quelle di altre associazioni sportive, dove la maggior parte di chi vi opera ha esperienze di navigazione spesso ultradecennali, viene penalizzata per dare spazio ad attività commerciali che spesso non sanno nulla di nautica e che si devono appoggiare a istruttori che in molti casi cambiano di continuo.

In questa legislatura sono già state emanate leggi che favoriscono in modo non equo le autoscuole a discapito del cittadino, come, ad esempio, l’imposizione della tariffa minima per il conseguimento della patente nautica che ha provocato un’impennata dei prezzi dei corsi per il suo conseguimento e che non aveva alcun senso se non quello di far guadagnare di più le autoscuole abilitate ai corsi per la patente nautica.

Una normativa che rischia di allontanarsi dal cittadino

Il punto, però, va oltre i singoli articoli. Riguarda il senso complessivo della normativa. Le leggi dovrebbero rispondere a un interesse generale, semplificare, rendere più equo l’accesso al mare. Quando invece introducono obblighi difficili da giustificare o creano vantaggi per categorie specifiche, il messaggio cambia. Il cittadino non si sente tutelato, ma vincolato.

E questo è ancora più evidente se si considera che, all’interno dello stesso DDL, sono presenti anche misure positive. Interventi che mostrano attenzione per il settore e per la sua crescita. Proprio per questo, le criticità risaltano con maggiore forza. Perché accanto a scelte condivisibili, si inseriscono norme che sembrano rispondere a logiche diverse.

Il mare, per chi lo vive, non è uno spazio da regolamentare in modo punitivo o burocratico. È un ambiente che richiede responsabilità, competenza, rispetto. Ma anche libertà. Una normativa efficace dovrebbe partire da questo equilibrio. Non imporre obblighi che appaiono scollegati dalla realtà, né creare barriere che favoriscono pochi a discapito di molti.

La sensazione, invece, è che in alcuni passaggi si sia persa questa direzione e che sia necessario riaprire una riflessione, prima che queste norme producano effetti difficili da correggere. Perché chi va per mare non chiede privilegi, ma regole giuste. E soprattutto, di essere trattato per quello che è: un cittadino, non un suddito.

La redazione di SVN Solovelanet chiede con forza che nel prossimo passaggio parlamentare siano rivisti gli articoli che parlano di bandiere estere, noleggio occasionale e patenti nautiche.

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