
Donald Steven Lang, 62 anni, navigatore oceanico con esperienza nelle lunghe traversate, è oggi al centro di un caso che sta attirando l’attenzione anche nel mondo della vela. Ricercato dall’FBI, Lang si sarebbe sottratto all’arresto scegliendo il mare come spazio di fuga, a bordo della sua barca a vela Ishi, una unità di circa 50 piedi.
Quando Donald Steven ha capito di avere le ore contate e che presto l’FBI lo avrebbe preso, non ci ha pensato su due volte e ha fatto quello che sapeva fare meglio: è salito sul suo Ishi, una barca classica di 50 piedi, e se ne è andato. Il 62enne statunitense, navigatore solitario che è ricercato dall’FBI per violenza sessuale su minore, avrebbe stuprato più volte una ragazza di 16 anni nel 2003; è fuggito in barca lasciando gli agenti con una bella gatta da pelare.
Come la trovi una barca in grado di fare teoricamente il giro del mondo, se il suo skipper non si vuole far trovare? Zero comunicazioni, AIS solo in ricezione, niente riflettore radar. Se poi il nome della barca viene cancellato e sostituito con un altro nome, trovare quella barca sarà una missione impossibile.
L’FBI, che ha inserito Donald nella lista delle persone ricercate quest’anno, offre una ricompensa di 5.000 dollari.
Una fuga costruita sull’autonomia del mare e la caccia della comunità nautica
Secondo quanto riportato dalle autorità federali, Lang sarebbe stato visto l’ultima volta alle Hawaii nel gennaio 2025. Da quel momento, la sua posizione non è più stata confermata. L’ipotesi più accreditata è che stia continuando a navigare nel Pacifico, in un’area estremamente vasta che comprende rotte tra Hawaii, Fiji, Messico, Papua Nuova Guinea e Indonesia.
Donald Lang viene descritto da chi lo conosce come un navigatore molto esperto, abituato a navigare da solo. Donald è uno di quei skipper che si ferma nei porti dove trova lavoro per qualche mese e poi riparte; sa fare di tutto, dall’attrezzista al meccanico, e questo lo rende ancora più difficile da rintracciare perché non ha bisogno di nessuno.
Contro di lui però ha un nemico molto forte: la comunità dei navigatori. Gli skipper non amano particolarmente chi stupra bambini e il tam tam del mare già si è messo in moto e centinaia di occhi stanno scandagliando i piccoli porti delle isole sperdute alla ricerca di una barca che somigli all’Ishi. Se qualcuno lo avvisterà, non esiterà a informare le autorità.
La navigazione oceanica è spesso raccontata come un’esperienza legata alla libertà, alla solitudine scelta e alla capacità di confrontarsi con l’ambiente naturale. In questa vicenda, però, gli stessi elementi assumono un significato diverso.
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