
Dopo mesi di preparazione a terra e i primi controlli tecnici in banchina, il nuovo Maxi Edmond de Rothschild, conosciuto anche come Gitana 18, ha compiuto le sue prime miglia in mare al largo di Lorient, in Bretagna. L’uscita segna l’inizio della fase più delicata per ogni barca da regata di nuova generazione: quella dei test reali, quando un progetto nato su computer e simulatori entra finalmente nel suo ambiente naturale.
Il trimarano è il ventottesimo yacht della lunga saga Gitana, iniziata nel XIX secolo con le barche della famiglia Rothschild e proseguita negli ultimi vent’anni con una struttura sportiva tra le più avanzate della vela oceanica. Oggi il team è guidato da Ariane de Rothschild e ha base a Lorient, uno dei centri più importanti della vela oceanica europea.

Un trimarano di nuova generazione
Il nuovo Maxi Edmond de Rothschild appartiene alla classe Ultim, i più grandi multiscafi oceanici destinati alle regate d’altura e ai record oceanici. È lungo circa 32 metri e largo 23, costruito in composito di carbonio e progettato per navigare stabilmente in volo sui foil.
Il progetto è stato sviluppato dallo studio dell’architetto navale Guillaume Verdier, il padre degli IMOCA, insieme al team di progettazione Gitana. L’obiettivo era compiere un ulteriore passo rispetto al precedente Gitana 17, cercando di rendere il trimarano capace di volare in modo più stabile anche nelle lunghe traversate oceaniche. Per questo sono stati adottati foil a forma di Y retrattili, tre timoni con profilo a U e una deriva centrale, soluzioni pensate per migliorare la stabilità e la gestione delle alte velocità.
Secondo i dati del progetto, la barca è stata sviluppata attraverso circa 50.000 ore di progettazione, 200.000 ore di costruzione e migliaia di ore di simulazioni al computer prima di essere varata.
Le prime miglia davanti alla Bretagna
La prima uscita in mare si è svolta nelle acque tra l’isola di Groix e Belle-Île-en-Mer, a poche miglia dal porto di Lorient. Le condizioni meteo erano leggere e stabili, ideali per una navigazione prudente destinata soprattutto a verificare il funzionamento dei sistemi di bordo.
Non si è trattato di un test di velocità. In questa fase iniziale l’obiettivo principale è prendere confidenza con la barca, controllare i sistemi idraulici ed elettronici e iniziare a capire come reagisce in navigazione. Molti degli elementi più complessi, come l’uso completo dei foil, verranno progressivamente integrati nelle settimane successive.
Al timone c’era Charles Caudrelier, skipper del team Gitana e vincitore di molte regate oceaniche, tra cui la Route du Rhum del 2022. Per l’equipaggio è stato il primo momento in cui il trimarano ha potuto essere osservato sotto vela dopo oltre due anni di lavoro tra progettazione e costruzione.
L’inizio di una lunga fase di sviluppo
Il varo del Maxi Edmond de Rothschild è avvenuto il 14 febbraio 2026, dopo circa due anni di costruzione nei cantieri CDK Technologies di Lorient.
Da quel momento il team ha avviato una serie di verifiche statiche e lavori di messa a punto prima di autorizzare la barca a uscire in mare. Le prime navigazioni rappresentano solo l’inizio di un processo che durerà mesi. In questa fase ogni uscita serve a raccogliere dati, migliorare l’affidabilità e adattare la barca alle diverse condizioni di mare.
Il calendario sportivo spiega bene l’urgenza di questo programma. Il trimarano è infatti destinato a debuttare nelle grandi regate oceaniche della classe Ultim, con l’obiettivo di arrivare pronto alla Route du Rhum 2026, la transatlantica in solitario che partirà da Saint-Malo il 1° novembre.
Una piattaforma pensata per le grandi traversate
Come i suoi concorrenti della classe Ultim, il Maxi Edmond de Rothschild nasce per navigazioni estreme: transatlantiche, giri del mondo e tentativi di record come il Trofeo Jules Verne. L’architettura della barca è stata pensata per permettere configurazioni diverse, dalla navigazione in solitario fino alla gestione con equipaggi ridotti.
Le velocità previste superano i 45 nodi, ma la vera sfida di questi multiscafi non è solo correre. La difficoltà sta nel mantenere prestazioni elevate per giorni o settimane in oceano aperto, con mare formato e condizioni spesso imprevedibili.
Per questo le prime miglia del nuovo Maxi Edmond de Rothschild non sono una dimostrazione di potenza, ma il primo passo di un lungo lavoro di sviluppo. Nei prossimi mesi il trimarano dovrà trasformarsi da prototipo tecnologico in una macchina da regata affidabile, capace di affrontare le grandi rotte oceaniche della vela moderna.
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