
Jamestown, Sant’Elena – In mezzo all’Atlantico meridionale esiste un punto in cui il mare sembra rallentare e la terra torna a essere un evento. È Sant’Elena, isola remota e carica di storia, che in questi giorni ha accolto l’arrivo di una flotta fuori scala: undici skipper impegnati in un giro del mondo a tappe su barche lunghe appena 5,80 metri.
Il loro approdo a Jamestown non è solo una sosta tecnica: è uno di quei momenti in cui una regata diventa racconto. Perché la Mini Globe Race non è una competizione tradizionale e nemmeno un semplice “giro del mondo” in versione ridotta. È un esperimento di vela oceanica estrema, costruito attorno a un’idea precisa: riportare l’avventura al centro, con mezzi essenziali, regole chiare e un mare che non fa sconti.

Il valore di Sant’Elena: un porto che diventa traguardo
Arrivare a Sant’Elena significa chiudere un capitolo e aprirne un altro. Dopo giorni di oceano, il profilo dell’isola compare come un segnale concreto: la navigazione ha funzionato, la barca ha tenuto, il progetto regge. In regate come questa, ogni tappa è anche una verifica generale, perché su una barca di 5,80 metri l’errore pesa di più, la fatica si accumula più in fretta e la manutenzione non è un dettaglio, ma una parte integrante della strategia.
Il passaggio da queste acque porta con sé anche un valore simbolico: Sant’Elena è lontana dalle rotte quotidiane e ricorda, per posizione e isolamento, cosa significa davvero navigare “fuori dal mondo”. Per gli skipper è un momento di respiro, ma anche un punto di controllo prima di ripartire verso l’Atlantico occidentale.
Una flotta piccola, un oceano enorme
La Mini Globe Race colpisce per un contrasto evidente: l’oceano è gigantesco, le barche sono minuscole. Eppure, è proprio questa sproporzione a rendere la sfida così affascinante. Le unità della classe Globe 5.80 non sono “giocattoli”, ma scafi progettati per navigare davvero, con una filosofia che privilegia semplicità e solidità rispetto alla complessità tecnica.
In mare aperto, su queste dimensioni, tutto cambia: la gestione delle vele richiede attenzione continua, le manovre vanno anticipate, il riposo è frammentato e le condizioni meteo si percepiscono in modo più diretto. La barca non filtra quasi nulla. Ogni onda entra nel corpo prima ancora che nei pensieri.
Un giro del mondo in solitaria è sempre una prova totale, ma su 5,80 metri diventa anche un esercizio di adattamento costante. Gli skipper devono gestire navigazione, meteo, riparazioni, alimentazione e sicurezza senza possibilità di delegare. La barca è casa, officina e rifugio, spesso nello stesso metro quadrato.
La quotidianità di bordo è fatta di piccoli gesti ripetuti e decisioni che contano: ridurre o no, cambiare rotta o resistere, dormire dieci minuti oppure controllare un fronte che si avvicina. È un tipo di vela in cui la prestazione pura si mescola con l’intelligenza pratica e con la capacità di “tenere insieme” corpo e mente quando la stanchezza si fa sentire.
Dal Sudafrica all’Atlantico: la tappa che cambia ritmo
L’arrivo a Sant’Elena arriva dopo una fase impegnativa della circumnavigazione. In questa parte del percorso la flotta ha lasciato alle spalle l’area del Sudafrica e si è inserita nella dinamica dell’Atlantico meridionale, con condizioni che possono alternare periodi più regolari a passaggi più complessi, soprattutto quando la meteorologia impone scelte rapide e non sempre intuitive.
In regate di questo tipo, la velocità media non racconta tutto. Conta la regolarità, la capacità di non rompere nulla, di mantenere l’imbarcazione efficiente e di evitare che un piccolo problema diventi un guasto serio. Ogni miglio guadagnato è anche un miglio risparmiato in manutenzione e stress.
La Mini Globe Race, tra regata e racconto di mare
La forza della Mini Globe Race sta nel suo formato: una competizione che conserva la tensione sportiva ma lascia spazio all’elemento umano. La flotta è piccola, e proprio per questo ogni barca diventa un personaggio, ogni scelta una storia, ogni arrivo una scena che si imprime con più forza rispetto alle regate oceaniche “di massa”.
La tappa di Sant’Elena, in questo senso, funziona come una fotografia: undici barche minuscole all’ancora in uno dei luoghi più isolati dell’Atlantico, con skipper che arrivano uno dopo l’altro dopo giorni di oceano e si ritrovano, per qualche ora, a condividere un punto fermo prima di ripartire.
Dati principali della regata
- Nome evento: Mini Globe Race
- Formula: giro del mondo a tappe in solitaria
- Partenza: 23 febbraio 2025, Antigua (Caraibi)
- Arrivo finale: Antigua (gara round the world con rientro al punto di partenza)
- Skipper al via: 11
- Distanza indicativa: circa 28.000 miglia nautiche
- Barche ammesse: Class Globe 5.80 (one design)
- Lunghezza imbarcazioni: 5,80 metri
- Caratteristiche principali delle barche: progetto essenziale e oceanico, impostazione semplice e robusta, pensata anche per la costruzione amatoriale, con dotazioni e requisiti mirati alla navigazione d’altura e alla sicurezza in mare aperto.
Una regata che si concluderà dove tutto è iniziato
La Mini Globe Race è partita il 23 febbraio 2025 da Antigua, con 11 skipper al via e l’obiettivo di completare una circumnavigazione del mondo a tappe che si concluderà ancora ad Antigua, chiudendo il cerchio dopo migliaia di miglia di oceano. Il percorso complessivo, stimato in circa 28.000 miglia nautiche, attraversa aree e condizioni molto diverse tra loro, trasformando ogni tappa in un passaggio tecnico e mentale. La regata si corre su imbarcazioni Class Globe 5.80, one design di 5,80 metri, progettate per essere essenziali ma adatte all’altura: barche semplici, robuste e pensate anche per la costruzione amatoriale, dove la preparazione dello skipper e la capacità di gestire il mezzo contano quanto la velocità pura.
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