
La flotta della McIntyre Mini Globe Race ha lasciato il Brasile per affrontare l’ultimo tratto di una circumnavigazione che per dimensioni delle barche e filosofia della regata rappresenta un caso particolare nel panorama oceanico contemporaneo. Undici skipper in solitaria sono partiti da Recife il 19 febbraio per una tratta di circa 2.300 miglia che li porterà al traguardo finale, chiudendo un percorso di oltre 24.000 miglia intorno al pianeta con barche di 5,80 metri di lunghezza.
La partenza è avvenuta nel porto della città brasiliana nel primo pomeriggio, con condizioni meteo leggere e un clima che rifletteva l’atmosfera di fine viaggio più che quella di una nuova avventura. Dopo mesi di navigazione attraverso oceani e scali lontani, la flotta si trova ora davanti all’ultimo segmento di una prova iniziata nei Caraibi e sviluppata lungo le rotte classiche della navigazione oceanica.
La Mini Globe Race nasce con l’idea di riportare l’attenzione sulla dimensione essenziale della vela d’altura. Le barche della classe Globe 5.80 sono lunghe poco meno di sei metri e costruite secondo un progetto monotipo pensato per essere accessibile e robusto, spesso realizzato direttamente dagli stessi skipper. Questa impostazione tecnica definisce il carattere della regata, dove la gestione della barca e la resistenza personale hanno un peso maggiore rispetto alla ricerca della prestazione pura.
Oltre 400 giorni in mare a una media di cinque nodi
Nel corso della circumnavigazione i partecipanti hanno affrontato una navigazione lenta ma continua, scandita da lunghe tappe oceaniche e soste logistiche necessarie per mantenere operative imbarcazioni essenziali. Una velocità media di cinque nodi non riduce la complessità della sfida, anzi la esalta. Al termine del giro, gli skipper saranno stati in mare per oltre 400 giorni, ben più di un anno, una durata che richiede un impegno fisico e psicologico molto intenso, paragonabile per pressione solo alle grandi regate oceaniche ad alta velocità, pur con caratteristiche opposte.
Il tratto finale dall’Atlantico occidentale che ora gli skipper hanno davanti rappresenta soprattutto una fase di gestione, in cui la conservazione della barca e delle energie diventa determinante. L’arrivo segnerà la conclusione di una delle poche circumnavigazioni contemporanee che mantengono un approccio minimale, lontano dalle grandi campagne sportive e dalle tecnologie più avanzate.
Un progetto che ha superato lo scetticismo iniziale
Con l’ultima partenza da Recife la flotta entra quindi nella fase conclusiva di un progetto che all’inizio aveva incontrato più scettici che sostenitori. L’esperienza degli skipper dimostra come una circumnavigazione su piccole barche oceaniche sia realizzabile e contribuisce ad alimentare l’interesse verso la vela d’altura, riportando al centro il valore della navigazione in autonomia.
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