
Navigare nei canali della Patagonia è già di per sé una sfida complessa. Farlo su un piccolo catamarano aperto, senza timone, senza deriva e senza alcuna protezione per l’equipaggio rende la traversata ancora più essenziale. È la scelta fatta dallo spagnolo Dídac Costa e dal catalano Guillermo Cañardo, protagonisti di una spedizione a vela che attraversa uno dei sistemi di fiordi più isolati del pianeta.
I due velisti stanno navigando lungo la costa meridionale del Cile a bordo di due Patín a Vela, piccole barche nate sulle spiagge della Catalogna. Il progetto prevede una rotta di circa 1500 miglia tra canali, ghiacciai e arcipelaghi della Patagonia cilena, un ambiente dove il vento cambia rapidamente direzione e le distanze tra i punti di riparo possono essere molto grandi.
Una traversata nei canali della Patagonia
La spedizione è partita solo dopo settimane di attesa. Prima di iniziare la navigazione i due velisti hanno dovuto ottenere una lunga serie di autorizzazioni per navigare nelle regioni meridionali del Paese, una zona dove il traffico marittimo è limitato e l’accesso è regolato da procedure amministrative piuttosto rigide.
Una volta ottenuti i permessi, Costa e Cañardo hanno iniziato la discesa lungo i canali della Patagonia. Dopo diverse settimane di navigazione hanno raggiunto uno dei punti più noti della regione, la Laguna San Rafael, dove il ghiacciaio omonimo scende fino al mare tra iceberg e pareti di ghiaccio.
La particolarità dell’impresa non riguarda solo la rotta ma soprattutto le barche utilizzate. Il Patín a Vela è un catamarano lungo circa cinque metri e mezzo e largo poco più di un metro e mezzo. È una barca molto semplice, progettata per essere utilizzata da una sola persona e costruita con due scafi paralleli collegati da una piattaforma. L’albero sostiene una vela unica, mentre il controllo della direzione avviene senza timone.
Per cambiare rotta il velista deve spostare il peso del corpo e regolare la vela. È un modo di navigare molto diretto, in cui l’equilibrio della barca dipende continuamente dalla posizione dell’equipaggio e dall’intensità del vento.

Nel Mediterraneo queste barche sono normalmente utilizzate vicino alla costa, soprattutto in regate o uscite giornaliere. Portarle nei fiordi della Patagonia significa affrontare condizioni completamente diverse: acqua fredda, vento che scende improvviso dalle montagne e lunghi tratti di costa senza infrastrutture.
Costa e Cañardo navigano ognuno sulla propria barca. Non condividono lo stesso scafo ma procedono spesso a distanza ravvicinata, decidendo insieme la rotta e le tappe successive. In pratica è una navigazione solitaria condotta in coppia, in cui ogni velista deve gestire la propria barca ma può contare sulla presenza dell’altro.
La riduzione all’essenziale è una delle caratteristiche della spedizione. A bordo non c’è cabina, non c’è motore e lo spazio per attrezzature e viveri è limitato. Ogni oggetto deve essere scelto con attenzione perché il peso e l’ingombro influenzano direttamente il comportamento della barca.
In un ambiente come quello della Patagonia, dove il vento può cambiare rapidamente e le condizioni del mare mutano nel giro di poche ore, questo tipo di navigazione richiede grande attenzione nella scelta delle finestre meteorologiche e nella pianificazione delle tappe.
Il Patín a Vela è spesso considerato una delle forme più essenziali della vela: due scafi, una vela e il controllo affidato quasi esclusivamente all’equilibrio del velista. Portare questa barca in un contesto remoto come i canali patagonici significa verificare fino a che punto un progetto nato per il mare costiero possa adattarsi a un ambiente molto più severo.
La spedizione prosegue verso sud lungo il labirinto di isole e fiordi della Patagonia cilena, dove ogni tratto di navigazione dipende dal vento e dalla capacità di adattarsi alle condizioni di uno dei mari più isolati del pianeta.
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